di Federica Costabile
È la provenienza di una iscrizione funeraria l’oggetto del comunicato della Direzione Regionale Musei Calabria. Il reperto, che è attualmente conservato nel museo archeologico di Crotone, è stato fatto passare da qualcuno come una nuova scoperta.
Per prima cosa si spiegano i fatti antecedenti. Si legge nella nota ufficiale:
“In previsione della Giornata Europea della Cultura Ebraica che si terrà il prossimo 6 settembre, rappresentanti della Comunità Ebraica hanno richiesto la possibilità di effettuare riprese finalizzate alla realizzazione di un video promozionale volto a valorizzare la conoscenza di un patrimonio significativo quanto misconosciuto.
La Direzione regionale Musei Calabria guidata da Antonella Cucciniello, di concerto con il Segretariato regionale diretto da Salvatore Patamia, ha pertanto autorizzato la realizzazione di tali riprese, che vedono coinvolti pochi ma importanti reperti custoditi all’interno di alcuni dei propri istituti, aventi a che fare con quella cultura. Tuttavia, la notizia è stata distorta da qualche giornalista poco attento a verificare l’attendibilità della fonte, divenendo occasione per un artificioso scoop, riguardo a uno di questi manufatti.
L’iscrizione di cui si parla è, infatti, ben nota agli studiosi (Giovanni Garbini, “Un’iscrizione ebraica a Crotone”, RSO 38, Roma 1963, pp. 3-8) e soprattutto non è assolutamente proveniente da Strongoli: si tratta invero di un’iscrizione sepolcrale frammentaria rinvenuta nel 1926 a Crotone in area urbana ed acquisita nelle collezioni donate dal marchese Albani allo Stato nel 1933 che, dal momento della sua istituzione nel 1968, la ricovera all’interno del Museo archeologico nazionale di Crotone.
Ciò non ne diminuisce il valore, anzi rappresenta un importante contributo per dare giusto rilievo al porto crotonese che, anche grazie a tale iscrizione, sappiamo aver ospitato un’operosa enclave giudaica in anni di poco precedenti l’espulsione dal regno spagnolo (1492)”.



