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Bocchigliero: morte lenta. La scuola dell’infanzia non riapre

di Antonio Vulcano

È una finestra sullo Ionio, Bocchigliero. È una cartolina illustrata che un tempo si spediva ai parenti emigrati per comunicare notizie della famiglia ma con la visione del paese sede delle memorie collettive e dei ricordi personali. Quelli della scuola, dell’asilo presso le suore mercedarie, dei giochi che s’inventavano e che avevano un loro ciclo stagionale.

Negli anni dei ricordi c’erano tre plessi scolastici, in case padronali; gli alunni avevano il grembiule nero con colletto di plastica bianco, legato con un fiocco di colore azzurro e una cartella di cartone nero o marrone che finiva di essere tale alle prime piogge autunnali. Non avevano la penna a sfera ma il pennino con relativo calamaio e carta assorbente. I banchi non erano a norma, come non lo erano le aule, prive di riscaldamento, e siccome Bocchigliero era un paese di montagna, si utilizzava il carbone, abbondante nel paese, che un alunno diligente aveva il compito di accendere in un braciere, di prima mattina.

Non è rimasto granché di quella scuola, salvo i plessi che sono ancora là, utilizzati per altri scopi. Allora la scuola veniva sentita come qualcosa che avrebbe garantito un futuro diverso se ci si fosse applicati nello studio, e così è stato per i tanti che hanno avuto un futuro diverso dai loro padri. Ma allora la scuola era considerata motivo di riscatto sociale, mettersi alla pari con il figlio dei “don” che ce n’erano tanti in un paese che viveva d’agricoltura; gli altri, quelli che con la terra non si sporcavano, erano chiamati:” don!”, per un senso di ossequio servile.

La scuola era, quindi, per questi un motivo d’ orgoglio perché stabiliva parità con il figlio del padrone. Oggi le motivazioni sono le stesse ma la società e la politica in genere tendono a non dare la giusta valenza al problema scolastico. Esempio evidente, la non riapertura della scuola dell’infanzia del paese, per l’esiguo numero degli alunni! Come dire: guardi che non vale la pena investire risorse economiche perché gli alunni sono un numero esiguo che è lo stesso asserto: guardi che gli ammalati di Covid sono così pochi che non è necessario intervenire…! Possono essere lasciati morire. Ed è quello che succederà per il piccolo borgo di Bocchigliero se la scuola dell’infanzia non viene riaperta. Una morte che a differenza di quella sanitaria sarà una morte lenta e questo tipo di morte è ancora più dolorosa perché accompagnata dalla consapevolezza della fine.

Quando una comunità, decimata dallo spopolamento progressivo, isolata dalla geografia- il capoluogo dista 100 km ed il paese più vicino è a 17- vede che manca la scuola, manca la stazione di benzina per gli egoismi delle multinazionali del petrolio, mancano i giornali per egoismi privati, quale speranza può avere nel futuro: nessuna. La politica, attenta al problema sanitario- Bocchigliero è stato uno dei primi comuni della provincia ad  essere dichiarato zona  rossa-dimostri la stessa sollecitudine ad aprire la scuola dell’infanzia restituendo ai pochi che sono rimasti la forza di restare con la consapevolezza di poter dare ai propri figli la certezza del diritto all’istruzione.