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Nuove Elezioni: Lavori in corso nei retrobottega della politica

A dirla tutta la campagna elettorale è proseguita anche dopo l’elezione a gennaio di Jole Santelli e l’insediamento del consiglio regionale uscito dalle urne.
E’ il cinismo della politica che travolge tutto e non risparmia i vincoli familiari, figuriamoci i vincoli politici. Meno che mai dalla politica ci si attende una certa etica, un certo stile, un modo decente di stare in questo mondo, con un minimo di pudore.

Sappiamo, dunque, che sulla malattia di Jole Santelli in quella sentina maleodorante che è il sottobosco politico, fatto di eletti, di trombati, di comitati d’affari, di agit prop e di clientes rimasti fuori dai benefici del potere si sono esercitati in una sorta di conto alla rovescia per andare a nuove elezioni.
Jole Santelli ci ha drammaticamente e prematuramente lasciato ma verrà ricordata a lungo, forse più come donna coraggiosa e combattente, che per i ruoli politici ricoperti. Non ne ha avuto il tempo ma sappiamo che stava lavorando a smantellare la vecchia politica e i suoi mandarini, le complicità fra livello politico e burocrazia regionale in nome di quella legalità senza la quale la democrazia diventa terreno di scontro di bande di potere.
Siamo, dunque, al dopo-Santelli nel senso che bisogna avviare le procedure per la nuova elezione del consiglio regionale e, soprattutto del presidente della giunta cui sono innestate le nomine dei manager non solo della sanità ma anche degli enti regionali e sub-regionali, riassumibili nell’espressione “sottogoverno”.

Riesplodono gli appetiti di carriere e di potere e quindi si ammassano truppe clientelari per andare alla risposta delle urne. Tutti i poteri, occulti e meno occulti, sono in movimento. Loro sanno qual è la posta in gioco al di la dei vaniloqui mediatici della campagna elettorale.
C’è un problema da affrontare che condiziona tutti gli altri e cioè la partecipazione al voto. In Calabria la partecipazione è andata sempre più abbassandosi facendo registrare, col referendum del 20 settembre sul taglio dei parlamentari, il tasso più basso di partecipazione e circa l’80 per cento a favore del taglio. Ora deve essere chiaro, a chi non ha ancora capito come funziona in democrazia il meccanismo elettorale vigente, che se va a votare il 35-40 per cento degli aventi diritto e il rimanente 60-65 per cento se ne sta a casa a guardare, vincerà la partitocrazia con i suoi candidati in carriera e l’apparato di potere e di relazioni di cui dispongono.
Umanamente è comprensibile che gridino alla malasorte gli eletti che debbono tornare ai blocchi di partenza mentre sono euforici i trombati del 26 gennaio che cercano la rivincita nelle urne. Questo è il gioco cruento della politica che fa le sue vittime ma è da questo gioco purtroppo che dipende il futuro prossimo della Calabria.

La prima responsabilità è dei partiti che nella scelta dei candidati prefigurano la qualità del corso politico, la seconda responsabilità è quella dei cittadini-elettori che debbono saper scegliere nelle liste, quando non sono bloccate, a chi affidare le loro aspettative.
E siccome dietro i nomi dei candidati ci sono le loro storie, i loro comportamenti, il loro impegno civile, l’affidabilità, il senso delle istituzioni, il grado di competenza e di cultura di governo, tocca agli elettori saperli individuare e sostenerli. E di nomi ne girano già alcuni anche se tutti i giochi sono aperti e passano per le alleanze all’interno degli schieramenti.
Per il centrodestra, sempre che la presidenza della giunta resti in quota a Forza Italia, si fanno i nomi di Roberto Occhiuto, vice-capogruppo di Forza Italia alla Camera e di Sergio Abramo, attuale sindaco di Catanzaro gradito a Matteo Salvini. Si fa anche il nome di Wanda Ferro, in quota a Fratelli d’Italia, nel caso in cui Forza Italia dovesse rinunciare in cambio di qualcos’altro nelle grandi città dove si voterà per le elezioni amministrative. Per il centrosinistra i nomi che circolano per il momento sono quello di Nicola Irto, targato PD ed ex-presidente del consiglio regionale, quello di Nino De Masi, imprenditore di grande coraggio per come ha resistito alle intimidazioni e alle minacce della mafia e quello di Florindo Rubbettino, titolare della omonima casa editrice, conoscitore della realtà calabrese, intellettuale-imprenditore cui era stato proposto di candidarsi come antagonista di Jole Santelli ma aveva posto come condizione la condivisione della sua candidatura da parte dei 5 Stelle. Non ci fu la condivisione e Rubbettino fece un passo indietro. Oggi il contesto politico nazionale potrebbe favorirlo e convincerlo a scendere in campo.

Ma siamo alle prime battute e fa parte del gioco far circolare nomi attendibili ma lontani ancora dai tavoli delle trattative. Nei retrobottega della politica si lavora alacremente alle candidature, ai finanziamenti da cercare, alle lobby di riferimento da contattare, ai portatori di voti da coinvolgere, al voto di scambio senza del quale nella Calabria “saudita” non si va da nessuna parte.