Ven 7 Ott 2022
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Il giorno dei defunti a Casabona(KR), tradizioni e leggende

di Anna Zupi

ll giorno dei morti a Casabona, provincia di Crotone è una lunga storia di leggende e tradizioni che ancora oggi, in alcuni rioni sono praticate.

Il due novembre, chi aveva subito un lutto in famiglia, preparava “a cucina du prigatoru”, che consisteva in tagliatelle fatte in casa e ceci. Se ne cucinava in abbondanza e veniva data a chiunque ne volesse. Ancora oggi davanti queste case è possibile vedere fila di gente che attende con una pentola in mano.

Sempre per lo stesso motivo ancora oggi vengono preparati “i sette piatti”: pasta al sugo con carne. In qualsiasi periodo dell’anno, quando viene impastato il pane si preparano “sette pitte” che poi saranno regalate alle anime dei propri defunti.

Un aneddoto racconta che una donna, recatasi al cimitero il giorno dei morti (il cimitero veniva aperto solo quel giorno) per piangere sulla tomba del marito, chiese al custode in quale punto del terreno fosse sepolto il marito. Il custode le indicò il luogo e lei, buttata sopra la tomba, si disperò, pianse, si diede morsi, si strappò i capelli. Una volta terminata la visita, si ricompose ed uscì. A questo punto il custode esclamò: “Finalmente qualcuno ha pianto anche per “zu Giuvanni ‘u cicoriaru”.

Quando in una casa c’era un morto, gli amici e i parenti portavano il caffè. Alla fine le persone svenivano non per il dolore, ma per l’eccesso di caffeina, alla quale non si era abituati.  Si recitava il rosario per una settimana di seguito e la moglie doveva restare con i capelli sciolti per un mese senza né pettinarsi né lavarsi. Il vicinato si premurava di portare cibo per un mese.

La moglie doveva portare il lutto integrale: inizialmente indossava un fazzoletto nero che copriva metà fronte legato dietro la nuca poi si passava a “u fazzolettini” legato sotto il mento. Il vestito nero abbinato allo scialle, calze e scarpe nere. Quando la vedova camminava per strada non poteva parlare con nessuno e nascondeva il volto tra i lembi del fazzoletto.  Nel rione si portava rispetto al defunto indossando qualcosa di nero, evitando festeggiamenti e nelle case si chiedeva ai bambini di fare silenzio altrimenti era “vrigogna”.