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Falsi esami all’Università della Calabria, 20 condanne in primo grado

Dopo cinque anni di dibattimento, il Tribunale ha emesso la sentenza di primo grado, nei confronti di 56 gli imputati tra laureati, laureandi, tutor ed impiegati amministrativi della facoltà di Lettere dell’Università della Calabria, indagati nell’inchiesta sui falsi esami.

Contestati agli indagati, a vario titolo, i reati di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’Ateneo. Le indagini hanno avuto inizio dopo la denuncia del preside della facoltà di lettere e filosofia, Raffaele Perrelli, che nel corso di una seduta di laurea non riconobbe come sua la firma apposta in uno degli statini inseriti nel fascicolo di un candidato. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un ingente quantitativo di materiale e sono state compiute numerose consulenze grafologiche che hanno portato alla luce un complesso sistema di ‘collaborazione’ per ‘agevolare’ l’iter accademico di studenti ”ansiosi di giungere al conseguimento della laurea, senza compiere alcuno ‘sforzo’.

L’inchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere ha portato a scoprire un sistema che era diffuso in tutto l’Ateneo. Acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite dal 2008 al 2011. C’é anche chi è riuscito a dare sette esami in un giorno, superandoli tutti brillantemente con un bel trenta e lode, filando via verso la laurea conseguita, naturalmente, con il massimo dei voti. Sequestrati oltre 20 mila atti attraverso i quali ha ricostruito minuziosamente le modalità con le quali gli studenti riuscivano ad attribuirsi gli esami pur non avendoli mai sostenuti. Il meccanismo utilizzato era semplice: si fotocopiava uno statino già utilizzato, si sostituiva il nome dello studente che aveva realmente sostenuto l’esame, si apponeva la firma del docente, con quest’ultimo ignaro di tutto, e si inseriva nel fascicolo del futuro laureando. Su alcuni documenti è stata trovata anche la firma di qualche docente che ormai non insegnava più da anni nell’Università della Calabria. Dal marzo del 2011 gli inquirenti hanno acquisito i fascicoli personali di circa 7000 studenti laureatisi dal 2004 al 2011. L’esame della documentazione, ha consentito di accertare una vera e propria “organizzazione criminale composta da personale amministrativo e studenti finalizzata al conseguimento fraudolento del titolo di studio in lettere e filosofia“.

Tra gli studenti condannati risultano: Franco Segreto 1 anno e 9 mesi; Giuseppe Mascaro 1 anno e 4 mesi; Giuseppe Crescente 1 anno e 5 mesi; Vincenzo Abate 1 anno e 6 mesi; Alfredo Ammirato 1 anno e 4 mesi; Maria Grazia Arena 1 anno e 4 mesi; Massimiliano Arena 1 anno e 3 mesi; Maria Biamonte, 2 anni e 1 mese; Francesco Crudo 1 anno e 5 mesi; Amedeo Greco, 1 anno e 7 mesi; Emanuela Lentini 1 anno e 4 mesi; Francesco Leone – 2 anni e 5 mesi; Emanuele Loisi – 1 anno e 9 mesi; Teresa Marino – 1 anno e 11 mesi; Rocco Lucà 1 anno e 4 mesi;  Cristian Palmer – 1 anno e 7 mesi; Maria Grazia Pitrelli 1 anno e 10 mesi;  Domenico Sorrenti, 1 anno e 4 mesi; Fabrizio Trieste – 1 anno e 7 mesi.

Tra gli amministrativi, una sola condanna e tre assoluzioni. Condannata a 3 anni e 9 mesi Angela Magarò, assolte invece Lina Fortunata Candido, Valeria De Bonis e  Paola Volpe.