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Lettera di un cittadino paolano al Sindaco sulla riapertura delle scuole

E’ giunta alla la lettera di un cittadino paolano che pubblichiamo integralmente:

Sindaco Perrotta,

mi perdonerà se non mi firmo, ma voglio scriverle per rappresentare non un nome, ma una categoria: una categoria che forse sta dimenticando. Sono un genitore assolutamente contrario alla riapertura delle scuole che, però, non sta assolutamente con Lei. L’ho votata, e anche convintamente, se questo può tranquillizzarla e farLe capire che nessuno La perseguita; ma in questa situazione, caro Sindaco, ho notato cose che mai avrei voluto notare soprattutto da Lei che si professa di Sinistra, di quella sinistra per me sacra, signor Sindaco.

Di quella sinistra che in fondo non Le appartiene, perchè mai l’avrebbe portata a scrivere ciò che invece ho letto oggi nella sua “lettera aperta”. La verità, caro Sindaco, è che la salute di mio figlio è stata affidata a mani sbagliate, perché per tre volte non si è stati in grado di emettere un’ordinanza sindacale rispettosa dei requisiti che la legge richiede. E la cosa terribile è che invece di domandare scusa alla popolazione (soprattutto a quella parte della popolazione alla quale appartengo e che, a causa di questa inettitudine, è ora costretta a portare i bambini a scuola), Lei espone a linciaggio mediatico e sociale le persone che si sono “permesse” di proporre ricorso. In barba non solo a qualunque principio costituzionale, ma anche a qualunque canone del vivere civile. Un po’ come quando (e questo mi fa tremare dall’orrore, Sindaco) una donna denuncia la violenza subita magari da un rampollo di una “famiglia-bene”, e si pensa bene di linciare la donna perché ha denunciato, perché quel “bravo ragazzo” magari aveva soltanto bevuto un bicchierino in più, quella sera, ma si è sempre comportato bene e adesso (poveretto) dovrà subire un processo.

Non è così, Sindaco. Io non l’ho votata perché improvvisasse, perché si esponesse ad azioni giudiziarie sulla pelle di mio figlio: io l’ho votata perché agisse nel pieno rispetto della legge e della Costituzione italiana, e non perché cercasse di giustificarsi con fatto che “anche altre ordinanze di altri Comuni erano prive di istruttoria”. Leggendo queste cose, si ha la sensazione che Lei voglia manipolare l’opinione pubblica, indicando la Luna perchè non si guardi la stella cometa; che – con derive che preferisco non aggettivare – voglia creare ad arte lo spauracchio dell’ “altro” (qui è chi ha proposto ricorso, in altri occasioni e in altri contesti è la donna che denuncia, o il migrante sul barcone, o l’omosessuale) per non ammettere, caro Sindaco, che Lei ci ha danneggiato. Che Lei ha agito (ammettendolo, peraltro) in barba alla legge e peraltro difendendo a spada tratta questo modo d’agire come se fosse “giusto”, considerando la popolazione come una massa informe senza capacità di discernimento. Non siamo alla Corrida, Sindaco. Esistono i Tribunali, esiste il sistema giudiziario e Lei avrebbe dovuto agire in maniera legittima, tale da passare indenne qualunque giudizio, perché c’era in ballo la salute dei piccoli paolani.

Mi fa accapponare la pelle il pensiero che lei abbia consapevolmente, invece, emesso atti amministrativi riguardanti la salute pubblica “sperando” che nessuno li avrebbe impugnati. E mi viene il dubbio se lei reputi questo modo di agire “ordinario”, se magari abbia sempre fatto così.

E mi fa schifo (mi perdoni, ma non mi sovviene un termine più adatto) questo suo alimentare una contrapposizione tra genitori, tra cittadini e – di riflesso – tra bambini.

Forse Lei non è informato sul punto, ma Le assicuro che nelle chat di genitori e alunni si è scatenata una “caccia” ai nominativi dei genitori ricorrenti e (tremi, Sindaco) ai nominativi dei bambini e dei ragazzi loro figli.

E, caro Sindaco, avrebbe dovuto tutelare queste persone, perché si tratta di cittadini paolani, e non esporli al pubblico linciaggio. Avrebbe dovuto sedare qualunque alito di violenza, non alimentarla. Magari profondendo il medesimo impegno che usa nello scrivere lettere e nel registrare messaggi vocali, ad adoperarsi per redigere una quarta ordinanza ma, questa volta, con i crismi che la legge richiede, per riaffermare la chiusura delle scuole. Perché ora, Sindaco, sappia che siamo noi genitori a dover assumerci una responsabilità che invece non spettava a noi; perché i nostri figli, oggi, sia che vadano a scuola, sia che rimangano a casa, sono privi di didattica.  E invece di usare questo stato di fatto come ennesimo strumento di contrapposizione, invece di fare spallucce e piangersi addosso, avrebbe dovuto (dovrebbe ancora, e sempre) farsi carico di risolvere il problema, con i mezzi e nelle forme che la legge consente e prescrive.

Ah, sono un avvocato, Sindaco. Giusto perché in preda a manie di persecuzione non pensi che dietro questa lettera ci sia chissà chi.

Sono un genitore avvocato che l’ha votata e che è contrario alla riapertura delle scuole.

Sono un genitore avvocato che sa benissimo che quando le ordinanze sono legittime e aderenti ai requisiti previsti dalla legge, il TAR non le sospende.

Sono un genitore avvocato che sa che nella vita bisogna rispettare la legge. Sempre. Non aggirarla, e non imitare o lodare chi la aggira. E per questo motivo, Sindaco, mi asterrò dal far leggere a mio figlio la Sua “lettera aperta”, non sarebbe un buon esempio.

E sono un genitore che insegna al proprio figlio a domandare scusa, quando sbaglia.

Cosa che, probabilmente, avrebbe dovuto fare anche Lei.

E’ ancora in tempo.”