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Dati Covid: poco veritieri. La superficialità delle Asp calabresi

In un momento complesso come quello attuale ci tocca fare i conti anche con il pressapochismo dei lavoratori preposti alla diffusione dei dati inerenti i contagi da Covid-19.

In Calabria, insomma, non ci facciamo mancare mai nulla. Gli occhi dei calabresi, come di tutti gli italiani, dagli epidemiologi al governo a ogni singolo cittadino, alle 18 di ogni giorno sono incollati sull’andamento della curva dell’epidemia. È anche sulla base di quell’andamento che viene valutata l’efficacia delle misure di contenimento messe in campo e quando passare alla fase successiva.

I dati vengono comunicati dalla Protezione civile sulla base di quanto ricevuto dalle singole regioni, e per quanto riguarda la Calabria ancora ad oggi non si riescono ad avere certezze assolute. E’ quanto confermato dallo stesso Presidente facente funzioni Nino Spirlì durante una diretta Facebook di questa mattina. Spirlì contesta la comunicazione poco chiara di questi numeri ed ammette: “Ci auguriamo che i dati che abbiamo inviato ieri al Ministero della Salute ci consentiranno di fare un salto di qualità. Dopo una stretta alle Asp di competenza ed anche un aiuto, abbiamo potuto raggiungere il 63% di appetibilità dei nostri dati. Una quota altissima dato che prima eravamo al 30% poiché questi non venivano caricati dalle Asp sulla piattaforma che avevamo messo a disposizione molti mesi fa dotando, tutte le Asp, di supporti telematici (dotandole anche di tablet), ma non li utilizzavano”.

Questa modalità genera qualche confusione nell’interpretare la crescita dell’epidemia: prova ne è la quantità di richieste di informazioni che ci arrivano dai lettori; le diverse titolazioni che danno agenzie, siti e tg; gli strascichi sui social con discussioni e polemiche.