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Bocchigliero e Calabria nel cuore. Racconto di un figlio che non dimentica la sua terra

I borghi nascosti nella memoria

Si parva licet componere magnis (se è lecito confrontare le cose piccole con le grandi )

di Antonio Vulcano

Sono incerto quale città scegliere tra le tante città invisibili descritte da Calvino: la città e i morti o la città e la memoria o la città e i sensi. Tutte sono state le mie città dove ho vissuto, sognato, giocato, eppure ci sono alcune, privilegiate: quelle che ti fanno sentire le sensazioni che, oggi, si affacciano nella mente, quando, da lontano, fai un viaggio a ritroso nel tempo. Compaiono in sequenza i tanti personaggi della tua vita con cui sei venuto a contatto e come in un flash ti ricordi tutti i particolari: I vestiti, lo sguardo, la gestualità …tenuti conservati in un cassetto della tua memoria e che all’improvviso escono fuori per rivivere insieme a te un momento di vita condivisa. Ecco “Assuntina” , col vestito nero, che cammina incurvata, sempre in cerca di qualcosa…; “Filumena ‘a ricciulina”, eternamente seduta sulla pietra accanto alla casa, a guardare , osservare, a dire la sua su ogni cosa che le passava davanti; ”don Armando”, con un pancione debordante e l’ombelico sempre fuori, con un cappellino troppo stretto per la sua testa, a vociare, gridare improperi ai tanti ragazzi che animavano da mattina a sera lo spiazzo di fronte al suo palazzotto; poi c’era l’asino di “u mulinaru” che puntuale si annunciava da lontano, col suo passo cadenzato, fin dalle prime ore del mattino: lo conoscevi dal rumore dei suoi passi, amplificato dal silenzio del mattino, e dagli ah!.. ah! “du mulinaru” che a cavallo scendeva verso gli imbocchi delle mulattiere che portavano alle tante “cote” del paese. Sono stati tutti asfaltati, gli imbocchi; la modernità ha chiesto il suo contributo: niente asini attaccati agli anelli vicino alle porte ma le macchine e quindi tutto asfaltato… fino “allu vallune e u puzzu”. Poi c’erano “i vientu”, Rosaria, ‘Nntonetta, e za Grazia che dalla casa, allo spigolo, facevano le sentinelle e portavoce di tutti colori che si fermavano per vendere, “pisci”, “muzzarelle”, frutta e verdura. Sotto i tre gradini, vicino ai “Filippielli” c’era “Gnesina” col marito che era un artista nel fare “varrili” di tutte le dimensioni. il mondo finiva lì, alla” chiana”, con queste persone e in questo spazio limitato nascevano e morivano i sogni di tanti che poi sono partiti verso altri posti sconosciuti.

Della memoria del borgo ne conservo ricordi nitidi, solo per il mio rione, fatto di vicoli, di case con a fianco la stalla o il magazzino, illuminati dalla luce flebile di una lampadina ad incandescenza, popolati di giorno da galline che razzolavano con quelle del vicino, con la fontana condivisa del rione, con le lucciole che a maggio si faceva a gara ad acchiapparle. Allontanandosi si arrivava in piazza, con la chiesa madre a cui si accedeva attraverso una scalinata con a fianco due abeti, oggi, scomparsi. A lato, la caserma dei carabinieri che allora, incutevano timore e rispetto; uscivano ogni tanto su una moto Guzzi con elmetto e moschetto a tracolla, scivolando su quel piano inclinato che portava l’edificio della caserma alla quota della piazza. Intorno, il bar Centrale con altri due bar, e poi la macelleria di Abele “e di santi”, il tabacchino di “masru” Rusario, per finire nel negozio-emporio di” masru” Saverio, gestore del cinema Italia e animatore dei pomeriggi del sabato con i suoi annunci.” oggi al cinema Italia, si proietterà un film super color, supersexy …con Giacomo Rondinella, Amedeo Nazzari, Angela Luce”: era questo l’annuncio che fermava il cicaleccio assordante del nostro “salotto”. Poi c’era l’edicola dell’appuntato Talarico, punto di ritrovo pomeridiano dell’intellighenzia bocchiglierese; vi si commentavano le ultime news della Gazzetta del Mezzogiorno, che arrivava alle 17,00 con la corriera di Rossano.

Il borgo dei sensi è quello che mi è rimasto nella mente anche a distanza di anni. L’odore della resina mi trasporta in mezzo ai pini della Sila, ai lavori campestri quando ancora tutto si faceva con la forza delle braccia; sento ancora il profumo della ginestra che ingialliva le mulattiere di Basilicò; l’odore delle fragole; dell’erba fresca appena tagliata; l’odore dell’incenso della chiesa; gli odori dei Natali, in cui tutto era allegria.

La luna dei lunghi inverni con la neve che ne rifletteva il chiarore; il cammino lento dell’ultimo cliente della cantina che con passo incerto si avventura sulla neve ghiacciata di san Rocco; i ragli degli asini nelle cave ; il profumo delle castagne infornate; il fresco dell’acqua della “vummula” appena riempita alle tante sorgenti: acqua e ‘”a spina”, acqua e i “prieviti”, quella di “fruci” … nei momenti di sosta della mietitura.

Ci sarebbero tante altre città da visitare ma, come dice Calvino: le città sono un insieme di tante cose: memoria, desideri, linguaggio, scambi ed io ho brevemente raccontato quella in cui sento ancora di abitare.