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Cosenza: medico suicida, la moglie a La7 spiega le ragioni

E mentre ancora l’intera comunità è attonita e non riesce a darsi pace per la terribile tragedia avvenuta giovedì sera, Simona Loizzo moglie di Lucio Marrocco, il medico morto suicida, rilascia una dichiarazione durante la trasmissione di La7 “Non è l’Arena” condotta da Massimo Giletti, e spiega quali possano essere state le motivazioni ad aver spinto il coniuge a farla finita.

Il dottor Lucio Marrocco aveva 56 anni ed era direttore dell’Unità operativa di Prevenzione e Protezione ambientale e responsabile della campagna vaccinale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Un impegno serio quanto gravoso.

Secondo la dottoressa Loizzo, anch’essa dirigente medico nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, il marito avrebbe compito il terribile gesto sarebbe da ricondurre alla condizione di eccessivo stress dettata proprio da questo ultimo incarico ricevuto.

Eravamo dei soldati, ma non avevamo le armi” ha detto la Loizzo, raccontando come il marito vivesse con grande impegno e passione la sua professione. “Lucio non era solo responsabile della campagna vaccinale – ha proseguito Simona Loizzo – ma era anche a capo della struttura complessa di sorveglianza sanitaria dell’ospedale dell’Annunziata. Fino a quel giorno aveva eseguito 10mila tamponi ed ogni dipendente che si contagiava lui lo viveva drammaticamente. Ogni sera lui chiamava tutti i contagiati per chiedere come stessero perchè si sentiva responsabile della sicurezza del personale che gli era stato affidato. Aveva organizzato la campagna di vaccinazione, allestito i percorsi speciali, i posti covid nei reparti. Aveva lavorato gratis per ben 1200 ore e aveva rinunciato ai fondi speciali riservati ai medici impegnati nella lotta alla pandemia. Si avvertiva la sua stanchezza ed il suo stress, tanto che gli avevamo detto, con i figli, di dimettersi ma lui ci aveva risposto: “piuttosto mi uccido!”.

“Passava 15 ore al giorno in un ospedale il cui plesso centrale è stato costruito nel 1940 – continua Loizzo – Sono entrata all’Annunziata nel ’94 e già si parlava di un nuovo sito: siamo nel 2021 e di nuovo ospedale non se ne parla affatto. Come si fa a gestire l’emergenza in un presidio vecchio?”. Dunque, il ricordo va a quella terribile serata: “La mail aziendale era in revisione e lui non riusciva a mandare i dati in Regione. Ebbe una forte discussione con un collaboratore molto vicino. “Ma si può? Non ce la posso fare” disse al telefono. Dopo qualche minuto, Lucio era giù”.

Le parole della “sopravvissuta” al suicidio del marito sono dure e ci permettono di comprendere cosa realmente c’è dietro l’estremo gesto dello stimato ed apprezzato medico. Sono parole che ci sono parse più efficaci di mille statistiche, peraltro facilmente riscontrabili. “Lucio – prosegue la Loizzo – è un operaio che cade dall’impalcatura senza l’imbracatura. Una autentica morte sul lavoro. C’è davvero bisogno di un cambiamento. Siamo gestiti da 10 anni da una struttura commissariale, ma la sanità dovrebbe essere diretta da un presidente legittimato dal popolo calabrese a esprimere scelte con la consapevolezza di doversi addossare tutte le conseguenze”.

La dottoressa Loizzo esclude con fermezza, inoltre, la possibilità che suo marito possa essere stato minacciato o comunque avvicinato dalla criminalità organizzata in relazione alla vicenda de vaccini.

A Non è l’Arena Simona Loizzo, moglie di Lucio Marrocco il medico suicida: ‘è una morte bianca’