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Villa Sorriso, anno nuovo questioni vecchie: a rimetterci sono i lavoratori

Retribuire regolarmente chi lavora dovrebbe rappresentare la normalità, ma purtroppo non la pensano così Ennio, Luca e Marco Morrone.

I dipendenti di Villa Sorriso, madri e padri di famiglia molti dei quali monoreddito, per l’ennesima volta devono fare i conti con i sistematici ritardi nei pagamenti. Oltre al rischio ai quali sono esposti dal punto di vista sanitario a causa della pandemia stanno subendo anche la beffa di dover rivendicare gli stipendi ampiamente maturati nei mesi novembre e dicembre 2020.

Per i noti proprietari della casa protetta Villa Sorriso, la foglia di fico è sempre la stessa, ovvero una presunta difficoltà economica aziendale.

Chi non conosce la realtà potrebbe anche crederci, noi non rientriamo in questa categoria. Inoltre occorre ricordare che la struttura ha una convenzione con l’ASP di Cosenza che proprio nel mese di dicembre scorso ha corrisposto ben 336.000,00 euro.
Altro tema utilizzato per giustificare i ritardi nei pagamenti sono i presunti mancati introiti dovuti al fatto che la Prefettura di Cosenza non ha accreditato al gruppo Morrone il denaro dovuto per la gestione di alcuni centri di accoglienza.

Perché i dipendenti di Villa Sorriso e le loro famiglie dovrebbero rispondere del rischio d’impresa dell’attività imprenditoriale della famiglia Morrone? La gestione dei centri di accoglienza e il rapporto con la Prefettura può compromettere la stabilità economica di decine di famiglie?

Tutto ciò è estremamente grave, non ci lascia sgomenti perché ben conosciamo il modus operandi di questo tipo di imprenditori. Ribadiamo con forza l’urgenza di pagare le mensilità arretrate e chiediamo che una volta per tutte vengano rispettati i lavoratori e le lavoratrici attraverso retribuzioni puntuali.

USB Confederazione Cosenza