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Sviluppo della Calabria? Ma sempre dopo il nord…

«Sembra che la politica, a tutti i livelli, non sia sufficientemente consapevole del grave rischio di tenuta sociale che in Calabria avverte chi ogni giorno percorre le strade, incontra le persone e si misura con i problemi della disoccupazione, del lavoro precario e in nero, dei pensionati al minimo, del disagio, della dolente rassegnazione di chi chiede aiuto agli avamposti dell’ascolto sul territorio», afferma Tonino Russo, Segretario generale di Cisl Calabria.

«Le difficoltà quotidiane – prosegue il sindacalista – acuiscono il senso di solitudine, esaltano forme di chiusura e di individualismo, mettono a rischio quella coesione sociale generatrice di solidarietà, progettualità e azione, fatta di relazioni costruite sul senso di appartenenza e sul legame con la propria terra, sulla condivisione di norme e valori, che è frutto anche di scelte orientate verso lo sviluppo e non verso un assistenzialismo che perpetua precarietà e dipendenza.

Dunque, il tema di una coesione sociale sottoposta ad ancor più dura prova dalla pandemia deve essere non marginale, ma al centro del piano di rilancio, ne deve essere uno dei principi ispiratori, altrimenti è in gioco la credibilità di un Governo in difficoltà anche su questi problemi e chiamato a dare un forte e incisivo segnale di attenzione alla crescita e allo sviluppo della Calabria, segnale che manca nell’attuale redazione del PNRR.

Il Paese ha un debito verso il Sud e la Calabria: un debito generato, tra l’altro, anche dal mancato rispetto della “clausola del 34%” degli investimenti dello Stato da impiegare per il Mezzogiorno, in base alla popolazione delle regioni meridionali. Il PNRR deve essere l’occasione per colmare il divario infrastrutturale (e non solo) tra il Meridione e il resto del Paese. Su questo si misura, oggi più che mai, la volontà di creare coesione tra i territori, mentre non mancano, purtroppo, i segnali negativi: per ultimo, la proposta (poi ritirata) della Vice Presidente della Regione Lombardia di prendere in considerazione anche il PIL dei territori come criterio per decidere sulle precedenze nella somministrazione del vaccino anti Covid-19.