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Arresto Talarico: “Misura cautelare non è prova di colpevolezza” (Vedi caso Oliverio!)

Al di là delle considerazioni sul piano legale e umanitario che riguardano il coinvolgimento dell’assessore regionale Francesco Talarico nell’operazione “Basso Profilo” in tanti si chiedono se non sia l’ennesimo caso di eccessivo utilizzo della custodia cautelare, perchè viene subito alla mente il caso dell’ex governatore della Calabria Mario Oliverio, destinatario di un’altra misura cautelare, l’obbligo di dimora, poi revocata ed infine assolto dall’accusa per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Lande Desolate”. Una realtà, che a quanto pare, deve ancora fare appieno i conti con l’obiettivo illuministico di “non gettare tutti dentro la stessa caverna”.

La vicenda giudiziaria in cui è rimasto coinvolto Talarico è stato l’argomento principe anche della trasmissione, andata in onda ieri “Fatti e Misfatti” (tgcom) condotta dal giornalista Paolo Liguori, il quale ricordava proprio il “caso” Oliverio finito, con l’assoluzione, in una bolla di sapone. 

Oggi in merito alla stessa vicenda l’intervento del Presidente Associazione Legalità Democratica Maximiliano Granata il quale in una nota stampa ha scritto quanto segue: 

Per colpire la criminalità, piuttosto che la esecuzione delle pene sempre tarda ed incerta, vengono invece usati strumenti concepiti per un fine ben diverso. Il mandato di cattura e la carcerazione preventiva, che dovrebbero servire ad impedire che l’imputato se la batta, diventano il mezzo per anticipare la pena altrimenti troppo lenta a colpire il reato. Nelle carceri italiane i due terzi dei detenuti sono in attesa del giudizio. Si tratta di persone che la legge considera innocenti, finché non intervenga la loro condanna definitiva, che spesso per altro non interviene mai, perché sono innocenti e tali vengono alla fine riconosciuti, o perché, magari, interviene una amnistia. La punizione dei reati è dunque affidata, anziché alla certezza della colpevolezza stabilita con una sentenza, alla probabilità della colpevolezza, valutata discrezionalmente da che emette un mandato di cattura preventiva. O, addirittura, in caso di mandato di cattura obbligatorio, la pena preventiva consegue automaticamente ad una qualsiasi accusa.

Ed è potere che spetta ai “capi” degli uffici, ai procuratori della repubblica, che, ovviamente, trovano il modo di rendere sempre più incisiva questa loro funzione. 

Ed ovviamente, l’importanza sempre maggiore che assumono nell’esercizio effettivo della funzione punitiva, anziché in quella loro propria e legittima, provvedimenti discrezionali come quelli relativi alla detenzione preventiva dell’imputato, ingigantisce la preminenza del potere di certi magistrati di prima categoria rispetto a quello dei loro colleghi di seconda o di terza.

Per anni la battaglia contro queste leggi e contro questo tipo di giustizia è stata condotta quasi esclusivamente nelle aule giudiziarie, portando alla Corte Costituzionale un certo numero di norme marcatamente fasciste. 

Ed alla Corte Costituzionale, anziché al Parlamento, va il merito di aver realizzato quel poco che è stato ottenuto per l’adeguamento della legislazione ordinaria ai principi della Costituzione. 

Conquiste certo importantissime che, oltre tutto, hanno costituito un punto di riferimento per quanti hanno voluto continuare a battersi su questo fronte; ma che tuttavia non hanno potuto intaccare seriamente gli strumenti di forza del regime, congegnati, appunto, per vanificare ogni garanzia legale del cittadino attraverso la vanificazione di ogni pratica possibilità di rendere giustizia.

Non diciamo altro che: continueremo finché avremo fiato e forza per farlo.