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Olocausto: il ricordo non deve svanire. CDN intervista la Rabbina Aiello

Giovanna Mazzuca conversa con la Rabbina Barbara Aiello.

Come si fa a non far svanire un ricordo? 

Ricordando ciò che è stato, affinché non accada più. Per questo ogni anno il 27 Gennaio si celebra la Giornata della memoria dell’Olocausto, al fine di ricordare il brutale genocidio di circa sei milioni di ebrei e molti altri milioni fra gay, rom, sinti, disabili e oppositori politici.

Quest’anno, per omaggiarne la memoria ho scelto di intervistare la prima Rabbina donna d’Italia, Barbara Aiello, statunitense ma naturalizzata italiana, che ha fondato la Sinagoga Ner Tamid del Sud nel piccolo comune catanzarese di Serrastretta. 

Il 27 Gennaio ricorre la commemorazione della Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto, in che modo la sua comunità omaggerà la memoria delle vittime? 

Nel Giorno della Memoria dell’Olocausto piangiamo l’omicidio di sei milioni di ebrei, di cui un milione e mezzo di bambini, non solo, ricordiamo anche l’assassinio di disabili, gay, rom e sinti. Durante gli anni che ho vissuto e lavorato in Italia, ho partecipato a molte commemorazioni, come per esempio al binario della deportazione a Milano, al luogo del massacro degli ebrei a Meina, e in molte commemorazioni celebrate nelle scuole calabresi. Il 20 Gennaio sono stata invitata ad un’iniziativa, patrocinata dalla provincia di Catanzaro, per ricordare la storia di Gino Bartali e del suo coraggioso atto che salvò la vita di ottocento ebrei. Durante il mio intervento, ho rievocato la storia di mio padre, il quale fu un liberatore del campo di sterminio nazista di Buchenwald. Quest’anno, la pandemia ha reso difficile riunirsi e pertanto svolgere cerimonie in presenza, pertanto, domenica offrirò una lezione online su Facebook sulla festa ebraica chiamata “Tu B’Shevat – il compleanno degli alberi,” e  parlerò di quanto sia importante per noi ebrei continuare le nostre tradizioni in onore e in memoria dei nostri fratelli e sorelle che sono stati uccisi per la loro fede ebraica”.

Lei, Rabbina Barbara, perché ha scelto di trasferirsi nel comune di Serrastretta e soprattutto cosa l’ha spinta a fondare questa comunità?

Serrastretta è il paese d’origine dei miei antenati e di mio padre, Antonio Abramo Aiello, il quale crebbe qui. Mio padre, prima di morire, mi fece promettere di aiutare gli ebrei calabresi a scoprire e ad abbracciare le loro radici ebraiche. Sono ritornata al paese dei miei antenati per adempiere questa promessa”.

La comunità raccoglie nel suo insieme molti fedeli? Vorrei chiederle come si svolge la vita, non solo religiosa, della e nella comunità. 

“La nostra comunità è una delle cinque congregazioni ebraiche moderne e liberali in tutta Italia. Rientriamo nel movimento ebraico ricostruzionista. Siamo una comunità aperta a tutti, diamo il benvenuto agli ebrei di ogni provenienza, accogliamo le famiglie interreligiose e omogenitoriali. Non escludiamo nessuno. Nella nostra comunità sorge la Sinagoga Ner Tamid del Sud, che significa “La Luce Eterna del Sud Italia.” Manteniamo vive le nostre tradizioni, celebrando lo Shabbat il venerdì sera e offrendo la lettura della Torah il sabato mattina. Osserviamo tutte le festività ebraiche come Chanukah e Pesach”.

Come concilia il ruolo di Rabbina con l’essere donna? Ha riscontrato asperità nel farsi accettare dalla parte maschile della sua comunità?

“Naturalmente, essendo stata la prima ed unica Rabbina donna in Italia, ho incontrato alcune difficoltà, soprattutto durante gli anni milanesi dove notai una certa ostilità da parte della comunità ebraica più tradizionale. Credo che l’opposizione al ruolo della “donna-rabbina”, da parte delle correnti tradizionalistiche, rappresenti la paura del cambiamento.

Cosa pensa del ruolo delle donne nelle altre religioni?

Durante questi anni ho avuto l’opportunità di confrontarmi con altre confessioni religiose, ad esempio negli Stati Uniti molte sono le donne che ricoprono ruoli clericali importanti. L’inclusione femminile ai vertici di alcune fedi religiosi non è altro che una scelta logica, facendo così, difatti, non hanno più escluso il 50% dei loro fedeli.”

Come sono i rapporti tra la sua comunità e la comunità cattolica di Serrastretta?

I rapporti tra le due comunità sono eccellenti. Don Antonio Constantino è il Parroco di Serrastretta, grande amico e stimato collega. Lavoriamo insieme su molte iniziative e sull’organizzazione di alcune festività come la Sukkot – Festa dei Tabernacoli. Inoltre, Don Antonio ha messo a disposizione la sua parrocchia per celebrare la Chanukah, dato che la nostra sinagoga era troppo piccola per accogliere tutti i fedeli”

Vi sono ancora tracce di antisemitismo in Calabria?

Sarebbe ingenuo da parte mia pensare che la Calabria sia libera dall’antisemitismo. Il mio ruolo di Rabbina è quello di insegnare, non solo la religione, ma anche la cultura ebraica. Credo che l’antisemitismo nasca dalla non conoscenza della nostra cultura e religione. Serrastretta è un paese veramente molto inclusivo e aperto, io stessa e le altre famiglie ebree siamo stati accolti e sostenuti, sono grata per l’amore ed il rispetto che ci dimostrano”.

Amore, inclusione e rispetto, questi sono i principi cardini della Rabbina Barbara.

Ciò che ha costruito la Rabbina insieme ai cittadini di Serrastretta dimostra al mondo intero che la società civile esiste. Una società che non dovrebbe costituire l’eccezione, ma la regola. Le vite intrecciate di una comunità dove l’amore ed il rispetto verso il prossimo rappresentano in leitmotiv per vivere al meglio, senza distinzioni e prevaricazioni di alcun genere.