Mer 8 Dic 2021
spot_img
HomeAttualitàSantapaola, il calciatore rossoblu vittima innocente...

Santapaola, il calciatore rossoblu vittima innocente anche delle tv nazionali

di Anna Zupi

Pietro Junior Santapaola è il ragazzo di soli diciassette anni messo fuori rosa dal Cosenza calcio per il cognome riconducibile a suo zio Nitto, noto boss mafioso mandante di numerose stragi.
Che la mafia sia una montagna di sterco e che debba essere assolutamente combattuta ed estirpata alla radice siamo tutti d’accordo, come sia palese che ognuno debba pagare i propri errori non quelli altrui.
Pietro Junior non ha mai conosciuto, se non quando era molto piccolo, suo zio e fino a ieri sera non era a conoscenza di quali crimini fosse accusato.
La sua famiglia, sua madre e suo padre, ha ritenuto opportuno crescere Pietro e sua sorella completamente estranei e lontani dalle vicende che hanno accompagnato per anni il cognome Santapaola.
Secondo la Convenzione sui diritti del fanciullo dell’Onu del 1989 la Corte Costituzionale ricava il principio della tutela dell’interesse del minore, anche da norme di rango costituzionale: nella motivazione della sentenza n. 148 del 1992 si citano espressamente le norme di cui agli artt. 2 e 31 della Costituzione che fanno assumere alla protezione della personalità dei minori un valore costituzionalmente garantito.

  • il diritto alla vita, inteso non solo come diritto alla vita fisica, ma anche come diritto ad uno sviluppo globale della personalità;
  • il diritto alla propria identità, attraverso il riconoscimento delle appartenenze (il nome, la nazionalità) e delle proprie peculiarità e aspirazioni;
  • il diritto alle varie libertà essenziali affinché l’uomo possa porsi in relazione con gli altri (libertà di manifestare il pensiero, libertà di coscienza e di religione, libertà di associazione);
  • il diritto ad essere protetto e tutelato da ogni forma di sfruttamento, di maltrattamento e di abuso;
  • il diritto ad avere un ambiente familiare valido che consenta al minore di strutturare la propria personalità in modo adeguato, attraverso un rapporto relazionale intenso;
  • il diritto alla tutela della propria privacy, affinché il delicato percorso di crescita e formazione del minore non sia turbato da agenti esterni;
  • il diritto all’educazione, che racchiude tutti gli altri diritti, inteso come il diritto ad ottenere tutto il materiale necessario per la costruzione di una personalità matura ed adulta.
Se qualcuno, con libertà di pensiero, ritenesse un errore non aver raccontato i trascorsi della famiglia Santapaola, dall’altra parte comprendiamo il voler proteggere un ragazzo, dal non volerlo neanche incuriosire. Non ci meravigliamo se in una società in cui molti ragazzi tentano di emulare personaggi delle fiction (come sostiene Gratteri nel suo libro “l’inganno della mafia- quando i criminali diventano eroi”)  se un genitore dà un buon esempio non raccontando episodi di cui certamente non si può andare fieri.
Pietro e la sorella risultano essere due ragazzi educati e per bene, entrambi dediti al volontariato, sempre con una parola gentile, persone umili e di cuore.
La notizia che il giovane calciatore non fosse ben accetto a Cosenza per il suo cognome non è andata giù al popolo rossoblu che prontamente si è schierata a sostegno dell’attaccante.
In pochi giorni sono comparsi drappi, articoli sui social e messaggi di solidarietà sui social.
Sabato sera un programma televisivo molto seguito ha mostrato a Pietro una realtà dura e spietata, con poco tatto e professionalità, quasi fosse lui responsabile degli eventi.
Il giovane calciatore appena diciassettenne, educatamente si è ritrovato vittima di un’intervista-interrogatorio. Il volto imbarazzato e la sua famiglia presente all’intervista. Pietro è stato sottoposto alla visione di immagini quale Falcone, Borsellino e dulcis in fundo il corpo senza vita del giornalista Fava.
Immagini forti, mostrategli davanti a delle telecamere con la domanda retorica “Sai chi sono?” “Sai chi li ha uccisi?” “E cosa ne pensi?”
Un imbarazzo che si poteva evitare perché Pietro Santapaola aveva più volte ribadito che lui non sapeva niente dello zio e lo aveva visto due volte quando era piccolo molto piccolo e che di mafia non sapeva niente.
Ricordiamo anche che quando la “iena” sostiene che “l’ignoranza non è una cosa positiva” questa colpa non è neanche di Pietro. In nessun libro di storia dal primo al quinto Superiore né in quelli delle scuole medie viene riportata la famiglia Santapaola né tantomeno Fava, Caponnetto, Bolzoni, Dalla Chiesa, Impastato.
Dunque, se avesse voluto approfondire o sapere di più avrebbe dovuto leggere libri attinenti, ma la volontà del ragazzo di tenersi lontano da questo mondo è palese; Pietro Santagata è un ragazzo di soli diciassette anni che sogna di far carriera nel mondo del calcio.
L’esempio dove venire dall’alto: la famiglia dovrebbe dare l’educazione, la scuola l’istruzione e la società non dovrebbe emarginare bensì integrare: di certo la società sportiva non è stata esemplare.