Sab 17 Apr 2021
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Intimidazione con teste di capretto, arrestato 51enne calabrese

È stato arrestato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con persone non identificate. In manette è finito un costruttore di 51 anni che aveva inviato lettere di minacce e teste di capretto scuoiate a pensionato e a suo figlio.

imprenditoreI due, per il 51enne, sarebbero stati “colpevoli” di aver avviato nei suoi confronti una procedura esecutiva, dal momento che sono i proprietari di un terreno sul quale il 51enne calabrese, titolare con la famiglia di una società immobiliare, aveva costruito dei villini. Le indagini sono partite a gennaio 2019, quando il pensionato e suo figlio ricevono due pacchi, contenenti ognuno una testa di capretto mozzata, scuoiata, insanguinata e avvolta nel cellophane. Il messaggio legato a questi pacchi si riferiva a una controversia civile pendente con una famiglia calabrese di costruttori, titolari di una società immobiliare.

Questa aveva infatti costruito alcuni villini a Roma su un terreno di proprietà dei due soggetti, non ottemperando poi agli obblighi contrattuali, come giudizialmente accertato dal Tribunale Civile di Roma che aveva disposto, a favore di padre e figlio, la titolarità di tre villini e un risarcimento pari a 480.000 euro. I due, a seguito dell’inadempimento dei costruttori calabresi, erano stati costretti ad avviare una procedura esecutiva. Dalle indagini è emerso che il 51enne si sarebbe recato nello studio legale che seguiva la procedura, proponendo 150.000 euro per chiudere la questione. Una somma tuttavia nettamente inferiore rispetto a quella stabilita dal Tribunale. L’analisi dei tabulati telefonici ha permesso inoltre di appurare diversi contatti telefonici tra il costruttore e una delle parti offese, per chiudere la controversia a condizioni più favorevoli per il 51enne.

L’uomo, intenzionato a non pagare il dovuto, aveva acquistato il credito ipotecario di I grado di una banca, gravante su uno dei tre villini (peraltro locato ad una terza persona) e aveva iscritto un credito per prestazioni professionali di 300.000 euro sulla base di un atto di riconoscimento di debito da parte della società immobiliare calabrese, con l’evidente finalità di impedire la possibilità di recupero dei villini e delle somme dovute a titolo di risarcimento del danno. Dopo la ricezione dei pacchi con le teste di capretto, il figlio ha comunicato all’avvocato di voler accettare la proposta, anche se sfavorevole. Tuttavia dalle telefonate emerge non solo la sottomissione della famiglia al calabrese, ma anche la volontà di non cedere alla proposta. Così dopo mesi di indecisione, nel marzo 2019 viene recapitata una lettera anonima dal contenuto minatorio, con riferimento a probabili atti lesivi nei confronti della vittima e dei familiari qualora non si dovesse accettare la proposta.

Gli accertamenti hanno permesso di individuare nel costruttore il reale mittente della lettera, affidata ad un terzo soggetto affinché venisse spedita da un luogo diverso rispetto a Lamezia Terme, per eludere le verifiche. L’uomo è stato inoltre incastrato dalle intercettazioni, durante le quali chiede notizie alla terza persone della spedizione della lettera. Al termine delle indagini, gli agenti della Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con la Squadra Mobile di Catanzaro, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dell’uomo, ritenuto responsabile, in concorso con persone non identificate, di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.