Gio 13 Mag 2021
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Cosenza zona rossa, Morcavallo: “Chiedo al prefetto più controlli”

«La zona rossa qui è soltanto per i commercianti che non possono aprire i negozi!»

Così tuona il consigliere comunale Enrico Morcavallo, capogruppo di Grande Cosenza nell’assise comunale della città bruzia. La questione sono i controlli relativi alle norme di comportamento emanate per impedire il contagio del coronavirus Covid 19. «Basta fare un giro per Corso Mazzini e per le altre strade cittadine e vediamo molta gente a passeggio per la città, alcune volte anche senza mascherine protettiva violando quindi le regole basilari».

Il capogruppo sottolinea anche come il traffico automobilistico non sia affatto diminuito, anzi si vedono moltissimi automezzi parcheggiati in doppia fila, segno evidente che c’è un movimento di persone che non dovrebbe esserci visto le regole applicate nel protocollo della “zona rossa”.

«Bisognerebbe anche spiegare che “da asporto” significa prendere la propria ordinazione e tornare alla propria abitazione o al proprio posto di lavoro e non consumarlo nei pressi del bar o per la strada! – ironizza Morcavallo – siamo in piena terza ondata e purtroppo sono molti i cosentini purtroppo colpiti da un lutto nella propria cerchia familiare o di conoscenti.  Il nostro ospedale, l’unico che c’è in tutto la città, è al collasso e ricordo che molti reparti sono stati occupati dai pazienti Covid, quindi gran parte delle altre patologie non posso essere trattate». «Penso sia una cosa molto grave, perché l’ospedale deve servire per curare tutte le patologie, non solo per curare il Covid!»

«Non possiamo permetterci ulteriori pressioni sul nosocomio cittadino, questi comportamenti vanno fermati subito!» 

«Proprio per questo motivo – conclude il consigliere Morcavallo – chiedo al Prefetto di Cosenza, Dottoressa Cinzia Guercio, di incrementare tutte le misure finalizzate alla verifica ed al contrasto delle violazioni delle norme anti-contagio.  Mai come adesso servono più controlli!»

«Dobbiamo essere noi in primis ad essere più responsabili. La posta in gioco è altissima: la nostra salute».