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Esiti dei tamponi covid: «Tempi biblici per le risposte a Cosenza»

Tempi d’attesa già di per sé troppo lunghi, per conoscere l’esito dei tamponi per la ricerca del Covid 19, nei fine settimana raddoppiano. E’ il disservizio che si riscontra, purtroppo, solo in Calabria. In questi giorni legati all’emergenza Coronavirus e all’aumento dei casi nel cosentino, non sono pochi i disagi di chi vive da vicino la realtà Covid.

Uno dei problemi più sentiti è quello dei tempi di attesa per aver fatto un tampone o per avere l’esito dello stesso.

A segnalare l’odissea che i pazienti della provincia di Cosenza si trovano a vivere in attesa dei tamponi e dei relativi esiti, è un nostro lettore. “Finalmente mercoledì mattina 14 aprile, dopo più di 10 giorni d’attesa, ho fatto il test a Cosenza in via degli Stadi – spiega il ragazzo – in quanto venuto a contatto diretto con una persona risultata positiva. Mia mamma, da buona cittadina, non appena appresa la notizia che sarei potuto essere potenzialmente positivo ha informato l’Asl di competenza che prontamente mi ha inserito nella lista di coloro che avrebbero dovuto fare il tampone di controllo. Tutto ciò ha significato non solo un ovvio ed istantaneo isolamento domiciliare per me e per tutta la mia famiglia ma anche uno stato di allerta per tutti i miei amici che volenti o nolenti hanno avuto contatti diretti con noi.

Ad oggi, dopo più di 72 ore di attesa però “non esiste ancora nessun referto nè sul fascicolo sanitario nè sul link messo a disposizione dalla Regione Calabria. L’unico numero di emergenza Covid che si riesce a rintracciare dichiara che un operatore “sarà disponibile a breve” mentre passano le ore al telefono.

Da qui una serie di interrogativi: “Se il referto viene promesso in massimo 48 ore, (addirittura 24 se positivo) perché si verificano tali ritardi? Perché i giornali vengono aggiornati tramite i bollettini mentre le persone interessate da tale bilancio non sono informate? Perché i link e gli indirizzi mail a supporto forniti non funzionano mai? Chi ci restituisce giorni inutilmente persi?”

Un disservizio che secondo il ragazzo blocca totalmente famiglie intere. Perché un risultato che non arriva non riguarda una sola persona ma decine di persone (nel migliore dei casi) che dotate di un sano senso civico evitano di uscire e potenzialmente contagiare altre persone (spesso con forti ripercussioni lavorative). Con tale sconclusionato modus operandi, si rischia di ottenere ancora più caos, le persone smetteranno di essere collaborative, se ne fregheranno e inizieranno a infischiarsene di contagi e quant’altro.