Ven 18 Giu 2021
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Piano di Ripresa del Governo per il Sud: non è tutto oro quello che luccica

Il coordinamento regionale e tutti gli attivisti calabresi del Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale esprimono il loro plauso a quei deputati e senatori calabresi che, anche contro il loro gruppo di riferimento (come il senatore Magorno, Sindaco peraltro di Diamante) o compatti (come gli appartenenti al gruppo misto L’alternativa c’è, con il quale noi del movimento calabrese abbiamo rapporti quasi quotidiani con una loro rappresentante, la senatrice Bianca Laura Granato) hanno votato contro l’ennesimo furto ai danni del mezzogiorno in generale, e della Calabria, in particolare.

Nonostante l’obiettivo principale del “bazooka” del piano europeo del Next Generation EU sia quello di colmare i gap socio-economici, e i criteri di ripartizione rispecchiano l’obiettivo, l’Europa ha stanziato una cifra enorme per l’Italia a causa soprattutto del divario tra mezzogiorno e resto del paese in termini di PIL pro-capite (17 mila euro in meno rispetto alla media del Centro-Nord) e di disoccupazione (14% in più rispetto al resto del paese).
Stigmatizziamo e denunciamo con forza invece il voto favorevole del resto dei parlamentari calabresi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza proposto dal Governo, ma ancor di più sorridiamo amaramente di fronte a coloro che sui propri profili social “festeggiano” l’evento come una grande vittoria!

Evidentemente non hanno neppure letto le premesse e le conclusioni dello stesso PNRR: se soltanto lo avessero spulciato si sarebbero accorti che, nelle premesse si pone l’accento sui divari territoriali specialmente in termini di differenza enorme tra i NEET del mezzogiorno e del centro nord (il doppio) e tra l’occupazione femminile (la metà), oltre che all’enorme divario economico.

Spulciando le conclusioni, anche chi non ha le conoscenze di base di macro-economia, si sarebbe fatto una sonora risata leggendo le previsioni attese in termini di crescita di PIL rispetto alla mole di denaro iniettato nell’economia italiana: un aumento cumulato nei 5 anni di vigenza del PNRR del 3,6% (nella migliore delle ipotesi)!
Un Piano che qualsiasi persona dotata di “visione politica ed economica” avrebbe rispedito al mittente, gridandogli “capra, capra, capra”, considerando che ricalca la stessa visione degli ultimi 160 anni (tutto al nord e zero al Sud) e che ha portato l’Italia ad essere il Paese UE con tasso di crescita pari allo 0,1 (o al massimo 0,2 per cento) negli ultimi 20 anni.
Non arrivano evidentemente alle orecchie di questi parlamentari i moniti continui da parte della Banca Europea degli Investimenti, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca d’Italia, secondo cui c’è soltanto una via d’uscita dalla crisi (soltanto acuita dalla pandemia) economica: investire nel mezzogiorno.

Un recente studio SVIMEZ ha certificato che, investendo soltanto il 50% delle risorse del Next Generation EU al mezzogiorno, nel periodo 2021-2026 il tasso di crescita nazionale sarebbe stato dell’8,2% (più del doppio rispetto alle più rosee previsioni del “governo dei migliori”) e dell’11,6% nel mezzogiorno. A riprova che soltanto una diversa visione di politica economica nazionale (rivolta principalmente al mezzogiorno) salverà l’intero Paese dalla stagnazione della sua economia ormai ventennale.