Mar 15 Giu 2021
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Lavoratori di mense nel cosentino disperati, senza stipendi da mesi

Senza stipendio e con spese e famiglie sulle spalle: è la condizione attuale delle lavoratrici e dei lavoratori delle mense scolastiche di Cosenza e degli ospedali di Paola e Cetraro. Sono disperati e scrivono una lettera aperta al nostro giornale. La pubblichiamo integralmente.

“Buongiorno, mi chiamo Greta e scrivo in rappresentanza di tutti i colleghi/e che fanno parte dell’appalto I.N.R.C.A. e di alcuni colleghi del centro cottura S.I.A.R.C di Cosenza. Lavoriamo in quest’azienda che si occupa di ristorazione nelle mense scolastiche di Cosenza e negli ospedali di Paola e Cetraro.

Scriviamo a questo giornale, ma non neghiamo che abbiamo pensato e ripensato a quello che stiamo facendo, perché il dilemma era se morire di fame, nel silenzio e senza dignità, oppure tenerci la dignità e cercare di lottare per quello che è giusto e far sentire la nostra voce, per dire che noi ci siamo, che siamo delle persone, madri e padri di famiglia che meritano dignità e rispetto; che nessuno può trattarci come invisibili, perché siamo quelli che si alzano presto, che nel bene e nel male garantiscono un servizio, senza quasi mai trascorrere una festa con i propri cari. Quando gli altri sono a casa, noi lavoriamo per dar da mangiare ai pazienti, sempre con il sorriso, anche se non siamo felici. Siamo quelli che viaggiano con il sole, la pioggia e la nebbia per far arrivare i pasti caldi, siamo quelli che li confezionano con premura, anche se le nostre braccia sono stanche. Come lavoratrici e lavoratori continueremo sempre a fare con responsabilità il nostro dovere, il nostro lavoro . Solo che, solitamente, quando uno lavora, a fine mese viene pagato puntualmente… e invece no! Da ben quattro mesi (chi addirittura da cinque) non percepiamo lo stipendio, che ci spetterebbe di diritto, ma diritto in questa società non c’è niente, solo doveri!

Come noi del I.N.R.C.A., demansionate, con tagli delle ore improvvisi, senza nessuna comunicazione scritta, riducendo l’orario giornaliero complessivo di tutti gli operai da 18 a 6 ore, mettendoci letteralmente in croce! Come si suol dire, dopo il danno la beffa! E come se non bastasse, è arrivato anche il Covid nella struttura, ma loro niente, “bisogna garantire il servizio”… sulle spalle dei fessi, noi che rischiamo non solo la nostra vita, ma quella dei nostri cari, figli e mariti! Una persona ci dovrebbe passare in questo senso di incertezza, preoccupazione, ansia, frustrazione e rabbia, quando tuo figlio ti dice che le scarpe gli fanno male perché sono strette, ma tu non sai più quale spesa tagliare… e chi ha figli sa quello che serve per crescerli!

Noi chiediamo solo un sacrosanto diritto! Essere pagati!

Scusate lo sfogo, ma a tutte noi è stato insegnato che male non fare, paura non avere: gli altri dovrebbero pensare al male che stanno causando nelle nostre famiglie!”