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L’amaro ritorno: biglietti raddoppiati per il 2 giugno, la Calabria diventa un lusso per i fuorisede

Ci risiamo. Come in ogni occasione festiva, che sia Natale, Pasqua o, come in questo caso, il ponte lungo del 2 giugno, la storia si repertica con la precisione di un orologio svizzero. Una vera e propria “tassa sull’affetto” colpisce migliaia di lavoratori e studenti calabresi residenti al Centro e al Nord Italia. Chi ha accarezzato l’idea di sfruttare la Festa della Repubblica per riabbracciare la propria famiglia e respirare l’aria della propria terra si è scontrato con una realtà amara: prezzi di treni e autobus letteralmente raddoppiati.

Prezzi proibitivi che trasformano un legittimo desiderio in un lusso per pochi eletti. Viaggiare verso Sud in questi giorni richiede un budget che rasenta la follia, costringendo moltissimi fuorisede a rinunciare e a trascorrere il weekend lungo in solitudine, lontani dagli affetti più cari.

La stangata dei trasporti: i numeri del rincaro

Prenotare un biglietto a ridosso del ponte è diventato un terno al lotto in cui a vincere sono solo i sistemi di tariffazione dinamica delle grandi compagnie, che speculano sull’alta domanda.

Le tratte dell’Alta Velocità e i relativi collegamenti Intercity hanno visto i prezzi lievitare progressivamente. Un biglietto di sola andata da Milano o Torino verso Reggio Calabria o Lamezia Terme, che in un normale weekend può costare cifre accessibili, ha superato abbondantemente i 150-180 euro, portando la spesa complessiva di andata e ritorno a sfiorare e talvolta superare i 350 euro a persona, escludendo i supplementi per i bagagli o la scelta del posto.

Anche i pullman a lunga percorrenza, storicamente l’ancora di salvataggio più economica per antonomasia di studenti e lavoratori, non sono stati risparmiati. Sulle tratte storiche, come la Roma-Cosenza o la Milano-Crotone, i prezzi dei biglietti sono raddoppiati, con rincari che in alcuni casi specifici registrano picchi superiori al 100% rispetto ai fine settimana ordinari.

A questo si aggiunge la beffa del caro carburante che scoraggia anche chi, per disperazione, decide di mettersi in auto: i dati delle associazioni dei consumatori evidenziano un aumento medio della benzina del 15,4% e del gasolio del 27,5% rispetto allo scorso anno. Muoversi, insomma, è diventato un salasso su qualunque mezzo.

Una punizione per l’attaccamento alla propria terra

Ciò che fa più male, al di là del dato puramente economico, è il sentimento di ingiustizia avvertito dalla comunità calabrese fuorisede. C’è la netta e radicata sensazione di venire puniti per il proprio attaccamento alla terra d’origine.

“Ogni volta che c’è una festa sembra che dobbiamo pagare una penale per il solo fatto di voler tornare a casa dai nostri genitori”, racconta deluso uno studente universitario a Bologna. “Lavoriamo e studiamo fuori tutto l’anno, ma le nostre radici sono lì. Trovarci davanti a muri invisibili fatti di tariffe inaccessibili è umiliante.”

La Calabria, geograficamente penalizzata da infrastrutture interne ancora storicamente carenti, si ritrova così ulteriormente isolata da barriere economiche invalicabili. Il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione, sembra svanire non appena si decide di viaggiare verso il Meridione durante i giorni di festa.

Finché le istituzioni e le autorità garanti non interverranno con tetti massimi alle tariffe o con formule di continuità territoriale reali ed efficaci anche per i trasporti terrestri, il rientro a casa rimarrà un privilegio. E ai calabresi non resterà che guardare da lontano la propria terra, con la tasche vuote e il cuore colmo di nostalgia.