Dom 20 Giu 2021
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Arriva a Cosenza il piccolo Ginko, figlio dell’albero sopravvissuto alla bomba di Hiroshima

Il 13 maggio scorso l’associazione I Giardini di Eva di Cosenza ha ricevuto il piccolo Ginkgo biloba, figlio dell’albero antico sopravvissuto al bombardamento atomico di Hiroshima. 

Si narra che il 6 agosto del 1945 il grande albero di Ginkgo abbia impedito la distruzione completa del tempio di Teramachi in cui persero la vita il capo sacerdote e tre membri della sua famiglia. L’albero stesso bruciò, ma diversi anni dopo nacquero dei germogli. Nel 1994 il tempio è stato ricostruito e ad oggi l’albero di Ginkgo è ancora in piedi. Oltre 160 alberi di più di 30 specie, situati nel raggio di due chilometri dall’epicentro della bomba atomica, sono stati ufficialmente registrati come hibakujumoku (dal giapponese, alberi bombardati). Curati con amore nel corso degli anni da autorità, botanici, gruppi di cittadini e singoli individui, ogni hibakujumoku viene identificato con una targhetta. 

A distribuire i semi della pianta nel mondo è Green Legacy Hiroshima. Dallo scorso anno la raccolta dei semi è coordinata, per l’Europa, dal PEFC Italia che, insieme a Mondo senza Guerre e senza Violenza, propone gli hibakujumoku come alberi della pace. Ogni anno vengono assegnati alberi della pace nati da quei semi dopo un’attenta selezione da parte di una commissione.

L’albero è giunto a Cosenza grazie all’associazione I Giardini di Eva e alla sua incessante attività a favore dell’ambiente. L’associazione ha atteso due lunghi anni prima di ricevere il piccolo Ginkgo Biloba, il tempo necessario per l’istruttoria internazionale che ha esaminato la domanda e il progetto dei Giardini di Eva. “Questo miracolo della vita, sulla morte e sulla distruzione continua e questa primavera è giunto a noi – dichiara Nadia Gambilongo – siamo fiere-i che Green Legacy Hiroshima abbia scelto la nostra associazione e ringraziamo in particolare modo Tiziana Volta dell’associazione Mondo senza Guerre e senza Violenza e Antonio Brunori di PEFC Italia”.