Mer 4 Ago 2021
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Covid in Calabria, monsignor Oliva vieta le processioni nel Vibonese

“Non potendo assicurare nello svolgimento delle processioni il rispetto delle misure precauzionali determinate da autorità sanitarie, civili e religiose, ne confermo la sospensione fino a nuovo provvedimento”. Così, tramite una lettera inviata alla comunità ecclesiastica del Vibonese, l’amministratore apostolico della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Francesco Oliva. Una scelta di mera conferma di quanto precedentemente stabilito, presa in via precauzionale per evitare un aumento dei contagi da Coronavirus.

“Nel rispetto della norma del distanziamento fra le persone attualmente vigente – spiega Oliva – diventa infatti impossibile organizzare processioni, trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che rischiano assembramenti”. Le feste patronali, quindi, “si devono limitare alle sole celebrazioni liturgiche”.

Con l’amministratore apostolico che ha invitato “a vivere i momenti di festa con sobrietà, privilegiando gesti significativi di carità soprattutto verso coloro che, a causa della pandemia e della precarietà del lavoro, vivono situazioni di grave disagio. Sappiamo bene che la carità è la migliore destinazione dell’obolo della vedova. Lasciamoci guidare da prudenza, consapevolezza e responsabilità. La prudenza ci aiuta a prenderci cura di noi stessi e degli altriLa consapevolezza allontana da noi l’ingenuità di pensare che tutto sia finito, e ci porta a guardare in faccia le conseguenze che la pandemia ha provocato nella vita delle persone e delle famiglie sul piano della salute fisica, psicologica e relazionale, come anche a livello economico”.

“La responsabilità – continua – c’invita a fare passi concreti per superare sospetti e paure che ci isolano gli uni dagli altri e per abbracciare uno stile di vita solidale e rispettoso verso quanti sono in difficoltà, evitando sprechi e condividendo quanto possiamo”. Si tratta, conclude monsignor Oliva, di un “concreto esercizio di carità” e, per chi invece ha responsabilità verso altri, un “preciso dovere”.