Dom 19 Set 2021

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Intervista a Giorgio Conte: la Calabria e quel siparietto col fratello…

“Mi consigli qualche cognome calabrese? Mi piacerebbe adattarli ad un brano che mi fa pensare alla vostra terra…”. Dalla toga alla musica. Dalle aule di Tribunale ai concerti. Giorgio Conte, compositore e autore tra i più bravi del panorama italiano (Vanoni, Leali, Goggi, Baccini sono solo alcuni artisti che hanno interpretato i suoi brani) si racconta a Gazzetta in una intervista inusuale. Intima, per alcuni versi. E piena zeppa di aneddoti e racconti. Partendo dalla Calabria e da Castrovillari dove il prossimo 31 agosto si esibirà (in trio), nella corte del Castello Aragonese, per il Peperoncino jazz festival organizzato dall’associazione culturale Picanto dei bravi Sergio Gimigliano e Francesca Panebianco.

Greco, Russo, Marino…posso continuare? Ma perchè questi cognomi?

Conosce Manticone? È un cognome torinese e racconta la storia di un contadino innamorato dei borghi e di quei luoghi. Mi fa pensare alla Calabria”

Cosa mi vuole dire? Le sue canzoni descrivono anche i borghi calabresi?

“No, non proprio questo. Ma le storie, le anime, i pensieri ed i luoghi sono meravigliosi. Quel contadino, Monticone, lascia la sua casa e sogna il suo paese. Ricordo la bellezza ed i sogni dei vostri paesi”.

Prima di ogni brano lei cita storie ed introduzioni tali da incitare il pubblico a cantare ed accompagnarla. Sa che anche questa è l’anima dei calabresi?

Certo e mi piace molto. Anche se ultimamente mi sono stufato degli stessi prologhi, devo inventarmi qualche altra cosa (ride, ndr). Quando invito il pubblico a cantare sono momenti da incorniciare.

Ha preparato la scaletta per Castrovillari? Il concerto è una sorta di riassunto della sua carriera.

“Esattamente così ma le confido che sto ancora valutando quali brani inserire. Quello adattato con i cognomi calabresi certamente sì. È una canzone che mi ha donato mio fratello Paolo”

A proposito di suo fratello, in una bellissima intervista, riprende gli anni con lui e con i vostri amici. Poi la separazione artistica. Ed oggi? Mi faccia fare lo scoop: tornerete insieme a cantare?

“Ci siamo visti qualche giorno fa (altra risata, ndr) ed abbiamo provato una canzone che non ricordavamo. Paolo lascia sempre qualche spiraglio aperto ma è presto per dirlo…”

Ci “tocca” parlare dell’album “Sconfinando” e di quella canzone meravigliosa che è “Stringimi forte” scelta dal ministro Franceschini come colonna sonora per la riapertura di teatri e musei.

“Una bella soddisfazione. Ho incontrato il ministro a Ferrara e ci samo detti cose simpatiche. Sono contento che sia piaciuta così tanto da promuoverla a colonna sonora. Pensi che l’ho scritta diversi anni fa e non pensavo certo alla drammaticità della pandemia”.

Sta lavorando ad altri pezzi così intensi?

“Si le anticipo un breve testo di una nuova canzone, se vuole”.

E me lo chiede pure?

“Siamo in un supermercato: un uomo ed una donna, prima innamorati, si incontrano con le mascherine. È lui, è lei? Si chiedono. Poi, arrivati alle casse, l’incrocio degli sguardi e quegli occhi azzurri che fanno sospirare lei. Non può essere che lui, il mio amore…”

Ho letto che sta volgendo lo sguardo anche al teatro.

Stiamo lavorando a nuovi racconti e ad uno spettacolo teatrale con delle scenografie particolari. Partiamo da Milano”

Termina l’intervista, mi chiede di dargli del “tu” e mi invita al concerto del Peperoncino jazz festival, oltre ai saluti affettuosi. Poi, dopo qualche minuto, il telefono segnala l’ennesimo messaggino. È lui, Conte. “Mi faresti la cortesia di tradurre in dialetto calabrese “una nuvola al sol”?