“Mi consigli qualche cognome calabrese? Mi piacerebbe adattarli ad un brano che mi fa pensare alla vostra terra…”. Dalla toga alla musica. Dalle aule di Tribunale ai concerti. Giorgio Conte, compositore e autore tra i più bravi del panorama italiano (Vanoni, Leali, Goggi, Baccini sono solo alcuni artisti che hanno interpretato i suoi brani) si racconta a Gazzetta in una intervista inusuale. Intima, per alcuni versi. E piena zeppa di aneddoti e racconti. Partendo dalla Calabria e da Castrovillari dove il prossimo 31 agosto si esibirà (in trio), nella corte del Castello Aragonese, per il Peperoncino jazz festival organizzato dall’associazione culturale Picanto dei bravi Sergio Gimigliano e Francesca Panebianco.
Greco, Russo, Marino…posso continuare? Ma perchè questi cognomi?
“Conosce Manticone? È un cognome torinese e racconta la storia di un contadino innamorato dei borghi e di quei luoghi. Mi fa pensare alla Calabria”
Cosa mi vuole dire? Le sue canzoni descrivono anche i borghi calabresi?
“No, non proprio questo. Ma le storie, le anime, i pensieri ed i luoghi sono meravigliosi. Quel contadino, Monticone, lascia la sua casa e sogna il suo paese. Ricordo la bellezza ed i sogni dei vostri paesi”.
Prima di ogni brano lei cita storie ed introduzioni tali da incitare il pubblico a cantare ed accompagnarla. Sa che anche questa è l’anima dei calabresi?
“Certo e mi piace molto. Anche se ultimamente mi sono stufato degli stessi prologhi, devo inventarmi qualche altra cosa (ride, ndr). Quando invito il pubblico a cantare sono momenti da incorniciare.
Ha preparato la scaletta per Castrovillari? Il concerto è una sorta di riassunto della sua carriera.
“Esattamente così ma le confido che sto ancora valutando quali brani inserire. Quello adattato con i cognomi calabresi certamente sì. È una canzone che mi ha donato mio fratello Paolo”
A proposito di suo fratello, in una bellissima intervista, riprende gli anni con lui e con i vostri amici. Poi la separazione artistica. Ed oggi? Mi faccia fare lo scoop: tornerete insieme a cantare?
“Ci siamo visti qualche giorno fa (altra risata, ndr) ed abbiamo provato una canzone che non ricordavamo. Paolo lascia sempre qualche spiraglio aperto ma è presto per dirlo…”
Ci “tocca” parlare dell’album “Sconfinando” e di quella canzone meravigliosa che è “Stringimi forte” scelta dal ministro Franceschini come colonna sonora per la riapertura di teatri e musei.
“Una bella soddisfazione. Ho incontrato il ministro a Ferrara e ci samo detti cose simpatiche. Sono contento che sia piaciuta così tanto da promuoverla a colonna sonora. Pensi che l’ho scritta diversi anni fa e non pensavo certo alla drammaticità della pandemia”.
Sta lavorando ad altri pezzi così intensi?
“Si le anticipo un breve testo di una nuova canzone, se vuole”.
E me lo chiede pure?
“Siamo in un supermercato: un uomo ed una donna, prima innamorati, si incontrano con le mascherine. È lui, è lei? Si chiedono. Poi, arrivati alle casse, l’incrocio degli sguardi e quegli occhi azzurri che fanno sospirare lei. Non può essere che lui, il mio amore…”
Ho letto che sta volgendo lo sguardo anche al teatro.
“Stiamo lavorando a nuovi racconti e ad uno spettacolo teatrale con delle scenografie particolari. Partiamo da Milano”
Termina l’intervista, mi chiede di dargli del “tu” e mi invita al concerto del Peperoncino jazz festival, oltre ai saluti affettuosi. Poi, dopo qualche minuto, il telefono segnala l’ennesimo messaggino. È lui, Conte. “Mi faresti la cortesia di tradurre in dialetto calabrese “una nuvola al sol”?



