Lun 20 Set 2021

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Tropea, resti del venerabile don Mottola in un nuovo sepolcro nella concattedrale

Nella giornata di ieri, domenica 5 settembre, i resti del venerabile don Francesco Mottola sono stati riposti in un nuovo sepolcro marmoreo nella concattedrale di Tropea. Alla presenza dell’amministratore apostolico della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, e i sacerdoti, l’urna contenente i resti del venerabile ha fatto rientro nella concattedrale tra l’emozione generale della Famiglia Oblata, dei tanti sacerdoti, del popolo.

In sosta ai piedi dell’altare, sotto lo sguardo amorevole della Madonna di Romania, è stato letto il verbale nel quale è stato evidenziato che “alla presenza di S. E. Rev.ma Monsignor Francesco Oliva, Amministratore Apostolico e vescovo di Locri-Gerace, vengono riposti in apposito sepolcro marmoreo di recente realizzazione, i resti mortali del Ven. Francesco Mottola come disposto da apposita Instructio della Congregazione delle Cause dei Santi del 7 novembre 2019 e secondo le norme sulle Ricognizioni Canoniche dell’8 dicembre 2017”.

Presenti i membri del Tribunale nominato dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea l’11 maggio 2021 che si sono occupati della Ricognizione Canonica dal 18 al 20 maggio 2021. Il giudice delegato, monsignor Filippo Ramondino, il promotore di giustizia don Sergio Meligrana, il perito medico, la dottoressa Maria Bernardi, commissario straordinario Asp Vibo Valentia, gli operai Gaetano Gallista e don Nicola Berardi. In qualità di testimoni sono presenti il reverendo Ignazio Toraldo Di Francia, parroco della Cattedrale e Liliana Vita, sorella maggiore delle Oblate del Sacro Cuore. Presente anche il postulatore della Causa, il reverendo don Enzo Gabrieli ed il fratello maggiore degli oblati il reverendo Francesco Sicari. Prima delle operazioni di ricognizione i presenti hanno assolto al relativo giuramento di riservatezza.

“Nel precedente sepolcro, collocato nella seconda cappella di destra della Cattedrale, è stata rinvenuta una cassa esterna in piombo che custodiva quella della prima sepoltura regolarmente munita di sigilli. Sono stati rinvenuti i verbali di sepoltura del 1969 e traslazione del 1989 che sono stati confrontati con quelli depositati presso l’Archivio Diocesano di Mileto- Nicotera-Tropea”. Dopo aver provveduto alla ripulitura dei resti mortali, su indicazione del perito medico, è stato prelevato l’osso Iodie e altri resti mortali per la confezione delle reliquie in vista della beatificazione che vengono consegnate al postulatore della causa rev. Don Enzo Gabrieli. I resti mortali sono stati collocati in una apposita urna chiusa con nastro rosso ispanico e sigillata con sigillo della Curia vescovile di Mileto dall’Amministratore Apostolico di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Francesco Oliva. Una copia di questo verbale è stata consegnata alla Curia vescovile di Mileto, che sarà allegato alla documentazione della Ricognizione, e una copia sarà trasmessa, completa degli allegati, alla Congregazioni della Causa dei Santi.

Di seguito don Sicari, come fratello maggiore degli Oblati, ha espresso la corale gioia dell’intera famiglia Oblata. “Penso di interpretare i sentimenti di tanti nell’esprimere la corale gioia della famiglia oblata al termine di questa solenne concelebrazione eucaristica nella Concattedrale di Tropea, nel giorno in cui i resti mortali del nostro venerabile padre Francesco Mottola, dopo la ricognizione canonica, vengono riposti nel nuovo sepolcro marmoreo ai piedi del Crocifisso Ligneo. Sono convinto che a partire da domani, tutti quelli che visiteranno il duomo normanno della nostra città, sosterranno dinanzi alla tomba del prossimo beato, così come è successo in questi anni e in particolare nell’anno mottoliano, per affidare all’ intercessione di questo testimone di fede una preghiera, un bisogno dell’anima, una sofferenza e una gioia del cuore, attese e speranze che ci abitano”.

Tanta è la devozione dei tropeani e non solo – prosegue il sacerdote – verso il prete santo degli ultimi, il certosino della strada e siamo contenti che il suo corpo questa sera ritorni, dopo i mesi della ricognizione, in questo tempio che lo vide pregare e celebrare messa ai piedi della Madonna di Romania e chino, ore e ore nel confessionale, per ascoltare i penitenti che fin dalle prime ore dell’alba aspettavano il loro turno per incontrarsi con quello che il compianto don Ignazio Schinella definì ‘martire del confessionale e apostolo della direzione spirituale’. Come fratello maggiore dei sacerdoti oblati, sento forte il bisogno di ringraziare l’amministratore apostolico S.E. Mons. Francesco Oliva che ci ha accompagnato e sostenuto in questo ultimo tratto di strada, seguendo con grande coinvolgimento gli ultimi passi verso l’evento della beatificazione; così come un ricordo grato va al vescovo emerito Luigi Renzo, che nei suoi 14 anni di episcopato in mezzo a noi ha promosso e sostenuto l’iter della causa di beatificazione sia avviando il processo sul presunto miracolo attribuito all’intercessione di don Mottola sia introducendo la causa di beatificazione della Serva di Dio Irma Scrugli e ha sempre accompagnato con paterna premura la vita della famiglia oblata”.

“Così come un altro grazie corale – continua don Sicari – sento di rivolgere a don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione, per il certosino, silenzioso e instancabile lavoro che ha svolto e continua a svolgere, con fede e competenza, in mezzo a noi, sia per quanto riguarda le fasi delle due cause sia nella preparazione immediata al rito della Beatificazione del prossimo 10 ottobre. Manca poco più di un mese al rito della beatificazione e il prossimo 2 ottobre accoglieremo, in diocesi, il vescovo Attilio che il Santo Padre ha scelto come nostro nuovo pastore. Fin da ora Gli esprimiamo affetto filiale e lo accompagniamo con la nostra preghiera, in vista della sua consacrazione episcopale. Nell’omelia tenuta in questa Cattedrale, l’11 febbraio 1982, all’inizio del processo cognizionale, il vescovo Domenico Tarcisio Cortese di venerata memoria, si domandò: ‘Chi è don Mottola?’ Rispose: un uomo che ha amato. Ha amato la Chiesa – continuò monisgnor Cortese – con la sua obbedienza generosa e totale; ha amato questa sua Tropea; ha amato la sua terra di Calabria e voleva che questa terra sentisse il suo amore bruciante. A questa nostra terra – spesso anche da noi calabresi definita come la più povera, l’ultima, la crocefissa, è mancato e manca una sola cosa: l’amore dei suoi figli! Se in tutti noi ci fosse un po’ del cuore di don Mottola, questa regione non dico che sarebbe la prima, ma certamente non sarebbe l’ultima’”.

È poi seguita la celebrazione eucaristica. Officiata da monsignor Oliva e dai tanti sacerdoti, il momento solenne è stato scandito dai canti del coro polifonico don Giosuè Macrì. Durante l’omelia monsignor Oliva, tra le tante riflessioni dette con il cuore, ha affermato che entrando in cattedrale, è stato preso da una profonda emozione, la stessa che c’era nel volto dei presenti per il momento tanto desiderato e tanto atteso e di avvertire “la bellezza, la solidità, la profondità del mistero che stiamo celebrando. Mistero che ci aiuta a riconoscere nella comunione dei santi beati il nostro don Francesco Mottola. Un santo di questo tempo, un santo di questo popolo”. In questo luogo, a Tropea – ha proseguito Oliva – don Mottola ha ascoltato la parola del Signore, l’ha propagata, ha rivolto il suo sguardo e la sua attenzione agli ultimi, ai nulla, agli scarti della società. “Era un vero sacerdote, un sacerdote tutto d’un pezzo, senza compromessi, totalmente e talmente sacerdote”. E rivolgendosi ai sacerdoti più giovani, don Giuseppe e don Davide nel primo anniversario del loro sacerdozio, ha espresso la speranza che possano vedere nel beato don Mottola un riferimento preciso nella loro vita. “Oggi viviamo spesso uno stato di confusione, uno stato di difficoltà, ma don Francesco Mottola è un modello di vita per tutti i sacerdoti, ma lo è per tutti i fedeli”. Egli, che appartiene a questa comunità e a questa diocesi, “appartiene a tutti”.

Il messaggio che don Mottola lascia a tutti noi – ha concluso il vescovo – è quello di cercare i tesori nella semplicità e povertà. Lui che ha voluto le case della carità aperte a tutti, soprattutto ai più bisognosi, lascia il messaggio dell’accoglienza, della carità rivolta a tutti, soprattutto verso i più disagiati. Bisogna quindi mettersi in ascolto, per rendere migliori le relazioni e seguendo l’invito di don Mottola, essere aperti al dialogo con tutti indistintamente, per ascoltare la gente, il grido dei poveri, del fratello che ci sta accanto, ma soprattutto ascoltare gli ultimi, i più poveri“.