Mer 27 Ott 2021

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Oriolo, le lettere tra i Pignone del Carretto e lo scienziato Galilei

di Massimiliano Oriolo

Un fitto scambio epistolare avvenuto tra il 1617 e il 1618, tra il marchese Lelio Pignone (padrone di Oriolo) e Galileo Galilei, è emerso dalla ricerca portata a termine dal dott. Vincenzo Diego ex vice sindaco e assessore alla Cultura del Borgo Jonico. Consultando documenti preziosi presso la Biblioteca Francese prima e la Biblioteca Centrale di Firenze poi, Diego si è trovato di fronte ad una scoperta inaspettata e affascinante. Il Marchese Lelio e lo scienziato Galileo Galilei erano amici e spesso si scambiavano idee di vario genere per via epistolare. Tutto questo è stato illustrato nella bella Corte del Castello di Oriolo. Alla manifestazione hanno partecipato la Sindaca Simona Colotta, il suo vice Agostino Diego, Giorgio Delia docente ed esperto di linguistica, lo storico Vincenzo Toscani e Vincenzo Carbone direttore del Dipartimento di Fisica dell’Unical.

Il sindaco e il vice sindaco di Oriolo hanno ringraziato Diego per la passione e la dedizione con la quale si dedica alla storia di Oriolo che lo vede oggi in prima linea, dopo i trascorsi amministrativi, da comune cittadino, sempre interessato a tutto ciò che riguarda Oriolo. Il professor Giorgio Delia ha tracciato il profilo di Galileo Galilei, sottolineando come lo scienziato ha avuto il coraggio di scrivere di scienza nella lingua italiana, plasmata nella sua Toscana.  Lelio, marchese di Oriolo, spesso si è recato in Toscana a trovare il suo amico scienziato, cagionevole di salute, come lo stesso Galileo scrive al cardinale Borromeo il 23 dicembre 1617 informandolo come il marchese si fosse intrattenuto con lui parlando del telescopio. E proprio in una lettera successiva – l’epistola principale della ricerca di Vincenzo Diego datata 2 gennaio 1618 (in foto) – Lelio di Oriolo scrive a Galileo in Firenze mostrando tutta la sua soddisfazione per l’apprezzamento che Galileo ebbe del vetrino da telescopio donatogli proprio dal marchese di Oriolo. «Mi è stato molto caro – scrive Lelio – che il vetro sia atto a dar soddisfazione a V.S., del quale, senza nessun pretesto di restituzione, mi farà favore servirsene come cosa sua […]. Mi faccia favore avvisarmi per lettera l’osservazione celeste che per la sua mi significa». Ma come si presenta Lelio Pignone del Carretto agli occhi di Galileo? Un semplice mecenate oppure una persona competente di ciò di cui discutono? Questo è ancora da scoprire e lo ha messo in risalto il professor Carbone dell’Unical che ha teso una mano importante a questa scoperta lasciando una porta aperta alla possibilità, nel nome di questa amicizia tra Galileo Galilei e il signore di Oriolo, di realizzare proprio nel castello un laboratorio che si occupi delle scienze che hanno fatto del filosofo toscano un personaggio di fama mondiale. Quella di Vincenzo Diego, dunque, si presenta come una scoperta importante per tutto il territorio.

 

Galileo Galileo conosceva Oriolo e scriveva di Oriolo. E soprattutto, dal rapporto epistolare, si evince come l’amicizia con Lelio Pignone sia radicata e ancor di più vede Galileo custodirla con cura mostrandola quasi con vanto agli occhi dei suoi interlocutori: «il mio affezionatissimo cavaliere romano», scrivendo di Lelio. E poiché anche Galileo doveva pur vivere, amava circondarsi di questi nobili cavalieri per potersi così anche accreditare.  Lo storico Vincenzo Toscani, in conclusione, ha esortato Diego a proseguire in questa ricerca che potrebbe davvero aprire nuovi scenari nella storia di Oriolo solcando nuovi percorsi in chiave culturale e turistica.

– TRASCRIZIONE – 

LELIO D‘ORIOLO a GALILEO in Firenze. Roma, 2 gennaio 1618.

Ill.e Sig.or Non prima di pochi giorni sono ho havuto occasione di discorrere del negotio (775) di V. S. col Sig.or Cardinale Borgia(776); et havendolo inteso con gusto, mi disse che gli rincresceva non poterne scrivere, perchè il negotio non era incaminato dal principio per mezzo suo, e che, come a ministro, gli era necessario andar molto circonspetto in scrivere de’ negotii che non erano incaminati al principio per sua mano. Ho voluto scriverlo a V. S., acciò gli sia per aviso. Mi è stato molto caro che il vetro sia atto a dar satisfatione a V. S., del quale, senza nessun protesto di restitutione, mi farà favore servirsene come cosa sua, stimando haverlo molto bene impiegato nelle sue mani. Desidero sì bene che mi faccia favore avisarmi per lettera l’osservatione celeste che per la sua mi significa, non potendo fra breve tempo intenderla a bocca, essendo costretto, per lo stesso negotio che venni qui a Roma, giongere anco sino a Napoli, dove potrà V. S., piacendoli, scrivermi a dirittura, assicurandola che gli restarò con obligo grandissimo di servirla in ogni occasione. E bacio a V. S. le mani, pregando il Signore la conservi felice come disia.

Da Roma, adì 2 di Gennaio 1618. Di V. S. Ill.e S.re Il Marchese d’Oriolo. Fuori: Al Ill.e Sig.or Il Sig.or Galileo Galilei, a Fiorenza