Mer 27 Ott 2021

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“Il sindaco riapre l’Istituto a rischio frana”, genitori preoccupati

Genitori ed insegnanti preoccupati a San Vincenzo La Costa, in provincia di Cosenza. Il sindaco Gregorio Iannotta ha deciso di riaprire l’istituto scolastico dichiarato non idoneo poiché esposto ad un presunto rischio idrogeologico”.

La disputa tra il comune e la dirigente dell’istituto comprensivo va avanti da tempo e non si comprende la ragione per la quale l’amministrazione comunale vada avanti dritta e spedita in barba al pericolo che potrebbe derivarne da una simile incognita. Il primo cittadino avrebbe deciso e stabilito che dalla prossima settimana gli alunni debbano ritornare a frequentare le lezioni nelle aule dell’Istituto comprensivo di San Sisto in Via Ugo Foscolo. Una decisione che genera, naturalmente, fibrillazione tra studenti e genitori.

Insomma, non c’è pace nel piccolo centro. Stessi problemi del passato già in questo primo scorcio di anno scolastico.

Pur rimanendo saldo il principio che nella scuola il ruolo dei genitori non deve essere ingerente nella didattica e nella valutazione, che rimane esclusiva prerogativa dei docenti, è pur vero che si deve e si può intervenire nelle situazioni di pericolo per l’incolumità dei propri figli. In ragione di ciò cresce lo sconforto tra padri e madri dei piccoli alunni di San Vincenzo la Costa. Una preoccupazione fondata e dichiarata addirittura prima da una sentenza del Tar e poi da parte dell’avvocatura Distrettuale dello Stato, che hanno clamorosamente bocciato il Comune di San Vincenzo La Costa, proiettato ad ottenere la fruibilità dell’edificio pericoloso accogliendo invece il ricorso del Ministero. La sentenza del 21/06/2021 da parte Tribunale Amministrativo Regionale mette nero su bianco pericoli e responsabilità:

FATTO e DIRITTO
1. I1 Ministero ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Comune di San Vincenzo la Costa ha disposto il “trasferimento delle attività didattiche presso
l’edificio scolastico sito in via (Ugo Foscolo per ripresa attività scolastica, a.s. 2020/2021 e chiusura plesso scolastico in via Gramsci poiché quest’ultimo deve essere sottoposto a lavori di riqualificazione e adeguamento sismico dell’edificio di via Gramsci, a seguito della Convenzione sottoscritta tra il Comune di San Vincenzo la Costa e la Regione Calabria.

Ha peraltro esposto che detto provvedimento fosse già stato adottato dal Comune in
precedenza e che, a seguito di tavolo tecnico svoltosi presso la Prefettura di Cosenza in data 11.09.2020, lo aveva revocato in autotutela anche a seguito del parere reso dal Prefetto in detta sede.

2. Avverso tale provvedimento deduce:
– incompetenza del Comune all’adozione dell’atto, in quanto la chiusura e il trasferimento di un istituto scolastico non rientrano nell’ambito delle funzioni attribuite ai Comuni in campo scolastico, peraltro senza previa intesa con l’Istituto e l’Ufficio scolastico;
– eccesso di potere per travisamento ed erronea valutazione dei fatti, illogicità e contraddittorietà dell’istruttoria posta alla base del provvedimento gravato, anche per omessa valutazione di soluzioni alternative.
3. Resiste il Comune di San Vincenzo la Costa, che ha richiesto il rigetto del N. 01368/2020 REG.RIC. ricorso siccome infondato.

4. Con ordinanza cautelare n. 65312020, è stata disposta la sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato, in quanto il bilanciamento tra gli interessi, entrambi pubblici, coinvolti, deve essere riconosciuta, allo stato, prevalenza a quello all’incolumità degli studenti e del personale scolastico, anche in considerazione della possibilità che le parti, tutte pubbliche, valutino approfonditamente la praticabilità di misure alternative al trasferimento presso l’istituto di via Ugo Foscolo”.

5. La causa d passata in decisione in data 08.06.2021, senza discussione orale, ai
sensi dell’an. 25 d.l. 13712020, conv. in L. 18 dicembre 2020, n. 176 e s.m.i.
6. Il ricorso d fondato e deve essere accolto, cogliendo nel segno la seconda censura
formulata dal Ministero di eccesso di potere nella scelta del Comune.
In tal senso, il ricorso si fonda su plurima documentazione tecnica, da cui appare
effettivamente risultare la localizzazione dell’edificio scolastico di Via Ugo
Foscolo, quando anche non direttamente all’interno della zona R4 del P.A.I. “a
rischio idrogeologico molto elevato”, comunque in una “area con franosità di tipo
profondo” e ad immediato ridosso di una zona ad elevato “rischio frana”,
N. 01368/2020 REG.RTC.

Risultando cid dai sopralluoghi e relative perizie redatte, nell’ordine cronologico: (i)
dall’Ing. Rotundo nel 2016 (doc. 3) e sulla cui base infatti si era provveduto a
chiudere la sede scolastica; (ii) dall’Ing. D’Aragona e dal geologo Lattari nel 2020
(docs. 5 e 6); (iii) nonchè dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appenino
Meridionale, che, a seguito di sopralluogo effettuato in data 251912020,
espressamente afferma la perimetrazione e la classificazione della stessa area nel
Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) attualmente vigente, che perimetra l’intero
ambito di versante in cui ricade l’area esaminata come “area con franosità di tipo
profondo; Sempre con riferimento al PAI vigente, l’area di verifica si trova in
prossimità del limite dell’area classificata a pericolosità da frano lP4, ed d
lambita dall’area classificata a “Rischio R4″ nel PAI vigente. La stessa area d
parzialmente interessata anche dall'”Aree buffer” delia frana perimetrata nel PAI,
estesa per 20 m rispetto al limite esterno della stessa frana;” (doc. 10, pag. 14).
Da ultimo, come risulta dalla nota prot. 2599 del 26.04.2021, L’Ing. Aragona ha
rilevato, in sede di sopralluogo, che, nonostante le indicazioni espresse
dall’Autorità di Bacino, “non risultano essere pervenuti agli ,uffici scolastici
riscontri di risultati sulla effettuazione e/o pianificazione” di attività di
monitoraggio (doc. I dep. 27.04.2021).

Orbene, a fronte di tali evidenze documentali, pur in presenza anche di
documentazione tecnica quantomeno in parte discordante, sulla cui base l’ente
comunale ha adottato il provvedimento impugnato, nel bilanciamento di interessi e
nella valutazione delle scelte da compiersi, assume rilievo centrale il principio di
precauzione, il quale supporta f intervento restrittivo da parte della pubblica
amministrazione, in presenza di un rilevante pericolo per interessi pubblici
particolarmente sensibili, anche in assenza di una evidenza scientifica del nesso di
causalità, secondo 1o standard del c.d. più probabile che non, tra la circostanza
fattuale su cui si interviene e il pregiudizio che potrebbe arrecare.
In tal senso, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che il principio di
N. 01368/2020 REG.RTC.

precauzione d applicabile anche alla materia della tutela della salute; in particolare,
quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la
salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover
attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi,
tenendo conto che la valutazione del rischio non può fondarsi su considerazioni
meramente ipotetiche, ancorch6, qualora risulti impossibile determinare con
certezza l’esistenza o la portata del rischio asserito a causa della natura
insufficiente, non concludente o imprecisa dei risultati condotti, ma persista la
probabilità di un danno reale per la salute nell’ipotesi in cui il rischio si realizzasse,
il principio di precauzione giustifica l’adozione di misure restrittive (cfr. T.A.R.
Roma, (Lazio) sez. III, 12 dicembre 2079, n. 1431 1).

Ha invero chiaramente affermato la recente giurisprudenza del Consiglio di Stato
che “il c.d. < principio di precauzione D, di derivazione comunitaria (art. 7,
Regolamento n. 178 del 2002), impone che quando sussistono incertezze o un
ragionevole dubbio riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle
persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che
siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi;
l’attuazione del principio di precauzione comporta dunque che, ogni qual volta non
siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un’attività potenzialmente
pericolosa, l’azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione
anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche” (Consiglio di
Stato sez. III,3 ottobre 2019, n. 6655).

7. Inoltre, nella medesima direzione, conduce una corretta applicazione del
principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, che, come noto, impone
una indagine in merito alla misura adottata dall’amministrazione secondo un
modello trifasico: a) la sua idoneità a raggiungere 1o scopo, intesa come rapporto
fra mezzo utilizzato e fine da raggiungere; b) la sua necessarietà, intesa come
inesistenza di alternative più miti per raggiungere il medesimo risultato; c) la sua
adeguatezza o proporzionalità in senso stretto, intesa come tollerabilità da parte del
N. 01368/2020 REG.RTC.
destinatario dell’intervento posto in essere dalla p.a. (ex plurimis Cons. St., sez. IV,
1.10.2004, n. 6410; Cons. St., sez. VI, 17.4.2007, n. 174612007; Cons. St., sez. VI,
27.6.2007; Cons. St., sez. Yl, 8.2.2008, n. 424; Cons. St., sez. VI, 10.3.2009, n.
1420; Cons. St., sez. VI, 1 1. 1 .2010, n. 19).
Dunque, il principio di proporzionalità impone, quanto alla verifica della
necessarietà della misura, che l’ente abbia valutato la praticabilità di soluzioni
alternative a quella adottata, del pari idonee a raggiungere lo scopo perseguito,
senza frustrare i controinteressi che, come rilevato in dottrina, non sono solo quelli
privati, ma possono anche essere gli altri interessi pubblici coinvolti nell’esercizio
del potere.

Orbene, nel caso di specie, l’azione amministrativa esercitata non pare conforme al
principio di proporzionalità ora citato, sub specie di necessità della misura, in
quanto, alla luce della peculiariti della vicenda, non pare motivazione sufficiente,
per quanto resa, ritenere non praticabili soluzioni alternative per la difficoltà di
ottemperare alle normative per il contrasto da Covid-I9, che renderebbero
” difficilmente attuabile” la turnazione degli alunni (doc. 7).
8. In conclusione, per tutte le ragioni sopra esposte, il provvedimento impugnato d
illegittimo e deve essere annullato.

Le spese, stante la particolarità delle questioni sottese alla controversia e il
coinvolgimento di una pluralità di interessi pubblici, possono essere integralmente
compensate tra le parti.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda),
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e,
per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Cosi deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 8 giugno 2021,
N.01368/2020 REG.RIC.
tenutasi mediante collegamento da remoto in videoconferenza, secondo quanto
disposto dall’art. 25 del d.1. 28 ottobre 2020,n.737, conv. in L. 18 dicembre2020,
n. 176 e s.m.i., con I’intervento dei magistrati:
Giovanni Iannini, Presidente
Martina Arrivi, Referendario
Gabriele Serra, Referendario, Estensore