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Petrassi, “un partito dei rendesi per Rende”

di Carlo Petrassi*

Riflessioni sulla controversa cena di Rende
Non avremmo mai pensato che una cena tra vecchi amici appassionati di politica potesse suscitare tanto clamore e tante critiche, soprattutto perché non è stata una cena organizzata contro qualcuno o qualcosa, ma finalizzata al solo piacere di stare insieme e allo scambio di qualche idea sul futuro della città. Il tutto in una atmosfera serena, aperta, conviviale e a tratti anche goliardica. Prova ne è il fatto che nessun documento politico è stato redatto dai commensali né qualcuno dei partecipanti ha rilasciato dichiarazioni.
Da qui l’enorme sorpresa per l’intervento pretestuoso, intempestivo e fuori traccia pubblicato su alcuni quotidiani e sui social dal c.d. Laboratorio Civico del sindaco Manna. Nell’intervento si denuncia una surreale e inesistente tentata lesione del diritto costituzionale all’istruzione da parte di non meglio precisate “forze politiche che si agitano a Rende” strumentalizzando tale diritto costituzionalmente garantito al solo fine di giustificare l’operazione di vendita del CUD. A tal proposito, è bene precisare che tale vendita nulla ha a che fare con il diritto all’istruzione in quanto trattasi della mera alienazione di un bene di proprietà del comune, finalizzata a fare cassa al fine di evitare, almeno si spera, la scure della Corte dei Conti e la dichiarazione di dissesto finanziario che periodicamente appare minacciosa all’orizzonte.
Fa sorridere poi il riferimento alla Gender Equality, argomentazione certamente di moda ma che andrebbe meglio contestualizzata evitando anche in questo caso strumentalizzazioni sciocche, atteso che ogni tanto una buona cena goliardica volutamente organizzata tra soli uomini o tra sole donne e se vogliamo anche tra soli gay ecc. non viola di per sé l’uguaglianza di genere.
Per quanto riguarda poi la millantata critica sulla “comunione di idee e di intenti politici che improvvisamente esulano dagli schieramenti trasversali di appartenenza” e quindi se vogliamo anche partitici, mi verrebbe da dire, innanzitutto alla luce delle maggioranze che negli anni hanno sostenuto e sostengono il sindaco Manna, da quale pulpito viene la predica!
Tuttavia va sottolineato che le polemiche strumentali sui cambi di casacca, sulle alleanze trasversali, sugli schieramenti politici non omogenei, sulle cose di destra e di sinistra, artatamente sollevate a convenienza da certa politica, non tengono conto dell’attuale crisi del sistema politico italiano che si trova in mezzo al guado di un tentativo di riforma costituzionale in senso presidenzialista e un ritorno al sistema elettorale proporzionale e alle maggioranze parlamentari che appaiono più consone alle nostra architettura costituzionale. La profonda crisi dei partiti è il risultato più evidente di questo stallo.
Ci chiediamo: qual è oggi il ruolo dei partiti nei territori? Quali istanze dei territori i partiti di oggi effettivamente riescono a rappresentare? Quali valori e ideali di destra, di sinistra o di centro i partiti e gli schieramenti politici attuali riescono a tradurre in effettive politiche di sviluppo per i territori? Qual è la funzione che esercitano effettivamente i partiti nella selezione in senso meritocratico delle classi dirigenti locali? A tutte queste domande ci viene da rispondere con una sola parola: nessuna!
Molti di noi continuano a credere nel ruolo fondamentale dei partiti nazionali rimanendo ancorati ad una visione nostalgica della politica e degli schieramenti di destra, di sinistra e di centro ma la realtà è purtroppo diversa. La composizione politica dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni è la prova provata di questa mutata realtà. Al di là delle dichiarazioni di intenti, oggi i partiti sono delle entità che hanno poco di democratico e ancor meno di ideologico in quanto sono controllati da ristrette oligarchie e quindi finiscono per rappresentare esclusivamente gli interessi di queste oligarchie influenzando a monte, attraverso le liste bloccate previste dall’attuale sistema elettorale, la formazione delle assemblee parlamentari di Camera e Senato, dei Consigli Regionali e indirettamente dei consigli Provinciali e Comunali.
Si finisce così per eleggere un esercito di “Cortigiani” che non hanno alcun interesse a rappresentare le istanze che provengono dai territori, ma solo ad ingraziarsi le ristrette oligarchie che controllano i partiti e quindi la composizione delle liste elettorali. Come scrive un fine intellettuale cosentino Franco Petramala in uno dei suoi tanti interventi illuminati, “l’elettore è come se soffiasse a sé stesso: ma le elezioni sono affar loro”. Da qui l’inarrestabile e plebiscitaria astensione dal voto che da tempo angustia il sistema democratico italiano.
Per queste ragioni il ritorno a sistemi elettorali proporzionali è auspicabile ma fino a quel momento soprattutto a livello locale e quindi anche a Rende non rimane che tentare l’aggregazione di persone per bene piene di buona volontà e forte passione politica. Persone autonome scevre da pregiudizi ideologici, intellettualmente oneste che dimostrano di avere a cuore il futuro della loro comunità. Seguendo questo schema si potrebbe teorizzare la nascita di un partito dei rendesi per Rende finalizzato a fare in modo che la città possa ritornare ad essere padrona del proprio destino. In questo senso va vista la cena di Nogiano dell’altra sera, che auspichiamo possa essere ripetuta allargando al genere femminile e a tutti quelli che ritengono di condividere questo progetto.

​​​​​​​​​​​*Presidente de La Terza Rende