Ven 3 Dic 2021
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Il settimanale francese Charlie Hebdo incorona Gratteri: “Un eroe italiano”

Dobbiamo il maxiprocesso Scott Rinascita contro le cosche di ‘ndrangheta a un uomo: Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro. Comincia così l’intervista al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri sulle pagine di oggi, 20 novembre 2021, del settimanale francese Charlie Hebdo.

Abbandonati i toni satirici oggi il pezzo pubblicato sul magistrato calabrese assume toni referenziali nei confronti di chi sta combattendo la ‘ndrangheta in Calabria e non solo. Nicola Gratteri viene definito è il nemico n°1 per i mafiosi, ma un eroe nazionale per tutta la popolazione, che sogna di eliminarli.

Charlie Hebdo: Come sei arrivato a questa azione senza precedenti contro la ‘Ndrangheta, e perché in questa specifica regione della Calabria?

Nicola Gratteri: La mafia è ovunque in Calabria, ma quando mi sono insediato al tribunale di Catanzaro nel 2016, ho visto che c’erano molte inchieste infruttuose sulle famiglie mafiose in provincia di Vibo Valentia, e le ho messe insieme. Poi sono andato a Roma, perché un importante mafioso che era in carcere, Andrea Mantella, voleva vedermi. Prima abbiamo parlato degli otto omicidi che aveva commesso, e poi abbiamo parlato del resto. È iniziato così. All’inizio c’era solo un piccolo gruppo di fucilieri, poi 200 uomini hanno lavorato a queste indagini, e questo ha portato agli arresti di massa del 19 dicembre 2019.

Una delle peculiarità di questa operazione è l’arresto di notabili e politici: fa parte della vostra strategia per eliminare questa mafia?

Abbiamo arrestato quasi 340 persone, e tra loro ci sono circa 25 colletti bianchi: avvocati, membri delle forze dell’ordine, funzionari del ministero della Giustizia… Se la ‘Ndrangheta esiste è anche perché i centri di e il potere amministrativo usano la violenza, le minacce e la paura. Per questo servono i mafiosi, presenti sul territorio 365 giorni l’anno.

Charlie Hebdo: Perché questa scelta di un processo in videoconferenza piuttosto che con l’imputato presente?

È solo per ragioni pratiche. Gli imputati ei rimpatriati sono detenuti in diverse carceri, sparse in tutta Italia, e la cui ubicazione è tenuta segreta, per evitare che subiscano rappresaglie da parte di altri detenuti. Questo tribunale è stato costruito appositamente per questo processo. È il tribunale più grande del mondo.