Mer 26 Gen 2022
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A Cosenza come a Parigi la tomba per una regina

A COSENZA E A PARIGI DUE TOMBE PER LA STESSA REGINA.

di Luigi Bilotto

Isabella d’Aragona, moglie di Filippo l’Ardito re di Francia, morì a Cosenza il 28 gennaio del 1271. Le sue spoglie furono fatte traslare dal marito a Parigi dove commissionò un monumento marmoreo da porre nella chiesa della badia di San Dionigi ultima dimora dei sovrani di Francia. Ma prima di partire da Cosenza, Filippo aveva lasciato cento once d’oro al Capitolo cosentino per la creazione della cappellania che doveva accogliere le parti deperibili di Isabella col corpicino del figlio al quale aveva dovuto rinunciare. Contemporaneamente ordinò la creazione di un mausoleo.

Cattedrale Cosenza – Chiesa della badia di San Dionigi Parigi

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Isabella d’Aragona, moglie di Filippo l’Ardito re di Francia, morì il 28 gennaio del 1271 mentre attraversava il fiume Savuto per andare incontro al marito, di ritorno da Tunisi dopo la sfortunata crociata che aveva visto anche la morte di re Luigi IX, poi San Luigi dei francesi, e dell’altro figlio Giovanni Tristano. Sebbene Isabella, figlia di Giacomo D’Aragona, fosse incinta di sei mesi, aveva voluto proseguire il viaggio di ritorno e, giunta nella valle del Savuto, in prossimità di attraversare l’omonimo fiume, non si arrestò innanzi al turbinio delle acque minacciose a causa delle recenti piene. Spronò il suo cavallo per iniziare la traversata e fu a quel punto che il destriero si impennò sbalzando Isabella in acqua. Prontamente soccorsa dai suoi uomini, fu trasporta a Cosenza ancora in vita, ma in condizioni gravissime. Dovette abortire e, sul letto di morte, dettò le sue ultime volontà.

Poi, quella che poteva essere acclamata come la regina di Francia, senza aver vissuto neanche un giorno con la corona in testa, tra il dolore generale spirò. Le spoglie di Isabella, furono fatte traslare da Filippo l’Ardito in Francia dove commissionò un monumento marmoreo da porre nella chiesa della badia di San Dionigi. Ma prima di partire da Cosenza, il nuovo re di Francia aveva lasciato cento once d’oro al Capitolo cosentino per la creazione della cappellania che doveva accogliere le parti deperibili di Isabella col corpicino del figlio al quale aveva dovuto rinunciare. Contemporaneamente ordinò la creazione di un mausoleo che rimase sepolto 132 anni sotto una coltre di intonaco e che fu scoperto solo nel 1891 quando si cominciò a liberare l’interno delle Cattedrale dalla sovrastruttura che era stata fatta apporre dal Vescovo Capece Galeota.

Dell’opera di artista francese si era persa ogni traccia, perché murata durante il rifacimento settecentesco della chiesa. Fu ritrovata casualmente nel 1891 mentre si effettuavano dei lavori nei pressi della parete sinistra del transetto. Appare incorniciata in una trifora gotica trilobata e rappresenta la Madonna al centro e, ai lati, da una parte, con gli occhi chiusi, la regina Isabella, dall’altra, in atto di preghiera, Filippo l’Ardito. C’è da dire che la pregevole scultura rimasta per lungo tempo sepolta sotto una coltre di intonaco reca ancora visibili le mutilazioni dei personaggi per l’incuria cui è stata sottoposta.

All’epoca del suo ritrovamento, la cultura artistica della regione si divise circa l’identificazione delle figure modellate e dell’artista che ne era autore. Qualcuno arrivò ad ipotizzarne un’opera di Giovanni Pisano intravedendovi più d’un elemento comune con la Madonna della Cintola della cappella degli Scrovegni a Padova. Anche l’apparente smorfia di dolore di Isabella indusse qualche studioso a ritenere che quel volto fosse frutto di un calco funerario; più verosimilmente si tratta di un’impurità del materiale che, notoriamente, non è il marmo ma la pietra di Calabria. L’artista trovatosi di fronte a questo imprevisto, inventò la raffigurazione dolorante. A riprova di ciò basti considerare le dimensioni eccessivamente ridotte del volto di Isabella.

La casualità della morte di Isabella fece sì che un’opera frutto di una cultura artistica pienamente gotica maturata in Francia s’incuneasse in un substrato culturale ancora fortemente bizantino. Non si hanno testimonianze circa l’influenza che il monumento di Isabella ebbe nell’ambiente artistico calabrese nell’immediato e, probabilmente, rimase a lungo ignorato. È fuor di dubbio, comunque, che l’artista autore dell’opera sia di scultore transalpino e che il monumento, per come riporta la Di Dario, «inserendosi in un flusso di cultura gotica francese già presente nella regione ad esempio in alcuni fantasiosi capitelli di abbazie cistercensi, costituisce uno dei capisaldi fondamentali per la comprensione della stessa scultura gotica francese…»……….

da Luigi Bilotto, La Cattedrale di Cosenza, ottocento anni di storia e arte. Edizioni Alimena – Orizzonti Meridionali (in corso di stampa)