Mar 17 Mag 2022
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Bollettino: pazienti Covid ricoverati per cause diverse non saranno conteggiati

Dopo il pressing dei governatori che durava ormai da settimane, ecco la svolta “salva Regioni” del Ministero della Salute. Il ministro Roberto Speranza ha deciso di cambiare la modalità di conteggio del numero dei positivi nel bollettino quotidiano dei dati Covid.

Cosa cambia? Dal computo giornaliero dei nuovi contagi Covid verranno scorporati i pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse ma risultati positivi al Covid.

Nella circolare che Speranza ha appena emanato si legge che “il paziente ricoverato per cause diverse che risulti positivo al test per Sars-Cov-2, ma asintomatico per Covid 19, qualora sia assegnato in isolamento al reparto di afferenza della patologia per la quale si rende necessario il ricovero, pur essendo tracciato come ‘caso’ non sarà conteggiato tra i ricoveri dell’area medica Covid, fermo restando il rispetto del principio di separazione dei percorsi e di sicurezza dei pazienti”.

In sostanza, i pazienti ricoverati in ospedale che si sono sottoposti a un test Covid e risultati positivi, se asintomatici, saranno contati come caso Covid ma senza essere inclusi nel totale dei ricoverati per Covid. Resterà ovviamente garantita la sicurezza dei pazienti, secondo il principio di separazione dei percorsi e delle aree di isolamento.

Ovviamente la novità del conteggio implica nuove regole anche per le Regioni e per il loro cambio di colore, tra zona bianca, gialla, arancione e rossa. A determinare il passaggio in un’altra fascia di colore, infatti, non è più solo il dato sui nuovi contagi, ma anche e soprattutto quello relativo ai positivi che finiscono in ospedale, in area non critica oppure in terapia intensiva.

La nuova regola entra in vigore il 1° febbraio 2022, quando nel bollettino apparirà la dicitura “pazienti Covid ricoverati per cause diverse”, che sarà dunque separata dagli altri ricoveri. Nel frattempo, ci sarà un appunto tra le note generali per distinguere i pazienti ricoverati per altri motivi.

Nessuna novità però per quanto riguarda la definizione di caso Covid: i positivi ricoverati “vanno tracciati come casi e comunicati ai sistemi di sorveglianza esistenti”, recita la circolare.

Proprio il giorno prima della decisione del Ministero, l’Iss ha parlato dell’importanza di monitorare i casi attraverso la sorveglianza, che non va confusa con i criteri con cui si decidono le indicazioni per casi e contatti, e del fatto che i positivi anche asintomatici vanno comunque conteggiati.

Ma perché la definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi anche asintomatici e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid, come sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione del gusto e dell’olfatto etc.?

L’Iss spiega che l’infezione da SARS-CoV-2 dà una sintomatologia variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo. Questo rende molto difficile riconoscere clinicamente un’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 in assenza di una conferma di laboratorio.

L’esperienza ha dimostrato, inoltre, che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi limiterebbe la capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche e non si potrebbe conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni, ad esempio per età, stato vaccinale, comorbidità.

Non solo. Non renderebbe nemmeno possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse dal Covid.