Mer 25 Mag 2022
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Cosenza, sulla riapertura di via Roma pareri discordanti

A Cosenza la delibera di Giunta con la quale si dà il via alla riapertura di via Roma ha ridato il fiato alle polemiche.

L’argomento più usato dagli oppositori all’apertura (che, è bene ricordarlo, era inserita nel programma di Franz Caruso, uscito trionfante dalle urne elettorali) è che con questa decisione la città tornerà indietro, qualcuno dice di vent’anni; si consegna spazio urbano al traffico e allo smog a tutto svantaggio dei pedoni (nel caso specifico ai bambini frequentanti gli istituti scolastici prospicenti).

E’  ovvio che, così raccontata, la storia potrebbe apparire anche verosimile; quale cittadino sarebbe contrario a risiedere in una città con isole pedonali, poco traffico e niente inquinamento? Chi potrebbe dichiararsi contrario alle piste ciclabili ed all’uso dei mezzi pubblici?

La narrazione, negli anni appena trascorsi, è stata per l’appunto questa, irrobustita da un’abile propaganda costruita su classifiche di merito nazionale ed internazionale, di premi sui livelli della differenziata, sui chilometri di piste ciclabili, sui metri quadrati di verde realizzato.

In alcuni momenti la narrazione è stata così tenace dal riuscire a convincere molti Cosentini del fatto che, effettivamente, vivessero in una delle più moderne e vivibili città d’Europa.

Ritornando alla chiusura di via Roma e sorvolando su altre questioni di grande importanza dal punto di vista urbanistico e ambientale quale, a solo titolo d’esempio, la distruzione del Viale Parco Giacomo Mancini (l’opera pubblica più importante realizzata a Cosenza negli ultimi quarant’anni), la propaganda torna a farsi sentire utilizzando argomenti di dubbio gusto e coinvolgendo persino la memoria di Stefano Rodotà il cui prestigio, secondo alcuni, verrebbe infangato dallo smantellamento della piazza a lui intitolata.

In realtà la stragrande maggioranza dei Cosentini sa bene che, quei cento metri di isola pedonale, sebbene graditi agli studenti ed alle loro famiglie, sono stati la causa di uno stravolgimento totale di una intera porzione di città e con ricadute negative su tutto il territorio cittadino.

Il traffico ed i livelli di inquinamento, anche acustico, dovuti al doppio senso su piazza Bilotti (che doveva rappresentare la vittoria del pedone sull’auto), all’assurda rotatoria tra Via P. Rossi e Viale della Repubblica, al labirintico saliscendi di traverse e parallele di via Roma, sono tutte conseguenza di una decisione (quella appunto di chiudere via Roma), presa ed adottata d’imperio, senza alcun confronto con la città e senza alcuno studio specifico a supporto.

Insomma, se i cento metri di piazza tra le scuole rappresentano un’isola di sostenibilità, dove gli studenti non respirano i gas di scarico delle automobili, altrettanto non si può dire per i bambini e gli anziani residenti in quelle strade e piazze limitrofe che hanno visto peggiorare, drammaticamente, la situazione del traffico e dell’inquinamento.

L’auspicio è che, da ora in poi, si guardi più alla sostanza che alla forma che, a volte, può travisare la realtà. Un esempio per tutti è quello del recente riconoscimento dato alla città per i chilometri di piste ciclabili esistenti in rapporto alla popolazione residente. Forse, anziché sbandierare il numero dei chilometri, sarebbe stato opportuno chiedersi quanti sono i ciclisti che quotidianamente le percorrono e se in città esiste realmente una mobilità sostenibile.

La risposta la conoscono tutti.

Arch. Carlo Salatino