La performance di Checco Zalone ieri sera a Sanremo è una cava di polemiche in salsa piccante.
Il noto attore ha scelto di ambientare il testo della sua performance in un villaggio della Calabria definendola “un luogo bellissimo fatto di gente fantastica, così non si offendono ‘sti terroni”.
Il tema? Una una sorta di Cenerentola riadattata ai tempo moderni, dove una fata di nome Fiorenza di Cosenza, aiuta il principe azzurro, non nella ricerca di una principessa ma nel conquistare un uomo, Oreste.
Zalone dopo la narrazione in prosa ha cantato la storia dai microfoni dell’Ariston sulle note di “Almeno tu nell’universo” della calabrese Mia Martini, ribattezzandola “Che ipocrisia nell’universo” e suscitando l’ilarità del pubblico con l’intento, palesato nel prologo, del voler far riflettere sui diversi modi di amare.
“I tempi stanno cambiando, – ha detto Zalone rivolgendosi ad Amadeus – certo i pregiudizi non possono essere scrostati via dalle coscienze con un detersivo. Possiamo però rivolgerci alle nuove generazioni insegnando loro che l’amore è universale e non è solo tra uomo e donna”. Scroscio di risate sulle battute fatte di luoghi più o meno comuni.
Una favola “Lgtb” in chiave moderna, ironica e firmata dall’umorismo del comico pugliese dove un amore considerato “non convenzionale” prende le distanze, a modo suo, dall’omofobia.



