L’ennesima prestazione di poco carattere e condita da un susseguirsi di errori tecnici sembra non trovare giuste risposte per districare una matassa più ingarbugliata che mai. Certo Bisoli, a cui è stato affidato il compito di risollevare principalmente il morale della squadra, non ha ancora avuto il giusto tempo per infondere i suoi dettami, ma questa insicurezza deve pur dipendere da qualcosa.
Quanto la psicologia influisce sulla prestazione?
Questa è l’unica domanda che al termine della gara contro il Como ha cominciato a ronzare nella mia testa dopo la brutta (per usare un eufemismo) prestazione del Cosenza, andando a guardare anche i dati (netta superiorità su occasioni create e pericolosità nella trequarti avversaria; maggior possesso e qualità delle giocate; netta differenza sulla percentuale di errori commessi) che di certo hanno avvalorato, con merito, la vittoria del Como a discapito del Cosenza.
Quando ad inizio campionato Palmiero e compagni avevano dimostrato di saper lanciare il “cuore oltre l’ostacolo”, le preoccupazioni/errori di fine agosto (dovute alla poca, inesistente, preparazione pre-campionato e ad una rosa terminata a kermesse già avviata) sembravano cominciare a lasciar spazio ad una sicurezza di non poco conto: un gruppo disposto a lottare fino alla fine dimostrando di non essere semplicemente una “squadra tappa buco” del campionato. Poi, alle prime difficoltà tutto è andato pian piano sgretolandosi, dalle prestazioni viste sul terreno di gioco alle vicende extra campo.
L’immagine – non solo della partita di ieri, bensì degli ultimi mesi del Cosenza – può essere letta con una semplice (quanto poco citata) analisi: mancanza di tranquillità. E, purtroppo, l’esempio lampante di questa lettura è stata la prestazione di Ndoj. È inspiegabile, per un giocatore tecnico, fisico e di esperienza, mettere in campo un susseguirsi di errori su giocate semplici che, verrebbe da dire, si fanno ad “occhi chiusi”. Ovviamente, il discorso non prende in causa esclusivamente il centrocampista rossoblù, ma la prestazione di un intero gruppo che sente, e non poco, un peso molto grande sulle spalle: far risorgere dalle proprie ceneri, non solo una squadra, ma un’intera piazza.
Alla vigilia della trasferta e durante il primo allenamento a porte aperte, il nuovo allenatore (Pierpaolo Bisoli), ha cercato di lanciare segnali di unità per infondere fiducia ad un gruppo che sicuramente porta dietro strascichi di svilimento e demoralizzazione. <<L’uomo prima che il professionista>> è una frase che molto spesso viene esclusa dal mondo “pallonaro”, mantenendo una tendenza accusatoria verso chi lavora in questo contesto che viene considerato un “privilegiato a cui non è concesso sbagliare” per il semplice fatto che è “strapagato”, come se la colpa fosse del singolo e non di un meccanismo molto più complesso e alimentato anche da chi sciorina queste accuse come paladino unico della verità. Ora, a scanso di equivoci, mi trovo d’accordo sul fatto che la categoria in questione e chi ruota intorno ad essa (soprattutto ad alti livelli) si trova in una posizione “privilegiata”. Questo, però, non può, e non deve, offuscare un giudizio critico.
Tornando alla questione centrale del discorso (quanto la psicologia influisce sulla prestazione?), per analizzare il momento negativo dei rossoblù non si può prescindere dal fatto che, già da un paio di anni, a Cosenza l’ambiente in generale dove svolgere il proprio lavoro non è dei migliori. Una progettualità poco chiara, la continua ricerca di un capro espiatorio, la convinzione di trovarsi sempre nel giusto e la presunzione di etichettare il valore tecnico di un professionista, destano non certo una tranquillità volta a mettere nelle miglior condizioni possibili qualcuno a svolgere il proprio compito. La visibilità mediatica è in tutti i campi una vetrina “tritacarne” dove con molta leggerezza, a volte, ci si imbatte in giudizi poco costruttivi che possono alimentare una spaccatura già di per sé difficile da riparare.
Detto ciò, è chiaro che ognuno deve fare la sua parte riconoscendo anche errori commessi che hanno contribuito a creare ed inasprire questo ambiente, che pare ormai irrecuperabile. Vittorie, pareggi o sconfitte che siano non dipendono dal singolo ma dalla gestione e dalla collaborazione delle varie parti di una società. E su questo il Cosenza ha qualcosa da recriminarsi.



