La nostra Calabria non finisce mai di stupirci. Le sue bellezze sono così tante da non conoscerle tutte. Oggi, concentriamo il nostro interesse sul castello di Sant’Aniceto (RC).
Il colpo d’occhio è notevole, praticamente unico. L’azzurro del mare, il verde dei fichi d’India, il giallo ocra della struttura maestosa e in lontananza, al di là dello Stretto, la sagoma familiare dell’Etna. Sembra davvero una sentinella a tutela della Calabria l’antico castello.
Una fortificazione situata sulla cima di una montagnola dai ripidi versanti, che da secoli domina questo lembo di mare e che da queste parti è mostrata con legittimo orgoglio. Perché la crescita futura di un territorio parte necessariamente dalle antiche testimonianze.

(da Turismo Italia News) Motta San Giovanni è un piccolo Comune in provincia di Reggio Calabria. Piccolo ma con grandi idee e soprattutto tanta voglia di fare. Specie nei giovani. E inutile tacere che nella splendida terra calabrese, questo è un pregio. Il nucleo centrale è in collina, circondato da pittoresche valli e proteso verso suggestive vedute che spaziano sullo Stretto di Messina, sull’Etna e sui contrafforti aspromontani che declinano dolcemente verso la marina. Il paesaggio si caratterizza per l’alternanza di uliveti e pinete, tipici della macchia mediterranea, fino ai castagneti che popolano i terreni ad oltre mille metri di quota. Un territorio variegato, dunque, dove lungo il litorale marino domina il celebre Capo D’armi, l’antico promontorio di Leucopetra, ovvero l’odierna Lazzàro (il cui vecchio nome era ispirato dal colore bianco delle sue rocce).
E poi ovviamente c’è lui, il castello di Sant’Aniceto (o di San Niceto) costruito per necessità come luogo di avvistamento e di rifugio per la popolazione reggina dopo l’intensificarsi delle scorribande saracene lungo le coste calabresi e siciliane. Per arrivarci l’ultimo tratto deve essere percorso a piedi, consentendo così passo dopo passo di ammirarne la struttura, di apprezzarne la potenza difensiva, di osservarne le modalità costruttive.
“L’area che occupa – spiega Francesco Arillotta nella pubblicazione ‘La storia della Motta San Giovanni e del suo territorio’ curata dall’amministrazione comunale di Motta San Giovanni – è interamente circondata da una cinta muraria lunga 648 metri, che si può valutare in condizioni abbastanza buone, se si considera la sua vetustissima età. Un ulteriore elemento che ne sottolinea la destinazione militare è la sua posizione arretrata, rispetto alla prima fila di colline; tal che non è facilmente individuabile né dalla strada né dal mare”.
Il sentiero che sale verso il castello attraversa un ambiente agreste di querce ed ulivi, delimitati da infiniti muretti a secco, mentre il panorama si apre sulla parte sud dello Stretto. Si parte dal borgo di Paterriti e la meta è di Sant’Aniceto, che dalla sua posizione dominante controlla un ampio tratto di costa. Mura di cinta imponenti lo cingono da ogni lato, ad eccezione di quello a sud-ovest crollato in seguito al terremoto del 1783.
“La configurazione della fortezza è veramente suggestiva – fa notare lo studioso locale Francesco Arillotta – sembra quasi una nave, che punta la prora verso montagna, mentre la sua poppa si allarga verso quel mare da cui arrivava il pericolo; e il suo ingresso è guardato da due forti torri quadrate che difendono ferrigne l’unica porta d’accesso. “Visitarlo stimola i richiami del passato, quando all’interno della cinta muraria fremeva l’attività di uno dei meglio attrezzati fortilizi dell’intera Calabria” ci dice l’architetto Nino Stellittano mentre ci accompagna lungo la salita.
Costruito in età bizantina, aveva il compito insieme all’altra fortificazione di Motta Sant’Agata, di difendere la citta di Reggio dalle incursioni arabe nel X e XI secolo. Di tale periodo si conserva testimonianza, tra l’altro, nei toponimi come quello del torrente Macellari che scorre ai piedi di Sant’Aniceto. Un cronista arabo narra infatti che in occasione di un’incursione fu così numeroso il bestiame razziato che l’emiro comandò alle sue truppe di macellarli sul posto per non essere limitato nelle manovre di guerra.
Sotto l’aspetto della religiosità, Motta San Giovanni appartiene a quella parte della Archidiocesi di Reggio Calabria chiamata “greca” e che comprende anche San Lorenzo, Montebello, Pentedattilo e centri vicini, oltre a tutta la Diocesi di Bova. “‘Greca’ – spiega Francesco Arillotta – perché in essa, dove più e dove meno, fino al XVII secolo inoltrato, il culto osservato è stato quello greco -ortodosso. Retaggio, assieme alla parlata “grecanica”, di quella bizantinità che ha caratterizzato per un millennio le popolazioni del Basso Jonio della provincia reggina”.
In epoca normanna il maniero ha subito diversi interventi ed altri ancora in età sveva. La torre centrale conserva un serbatoio idrico ed i resti di una marina, che attestano come gli occupanti del castello fossero attrezzati per resistere a lunghi assedi. Nella parte di cinta muraria che si affaccia al mare si nota un torrione che probabilmente difendeva una via d’accesso secondaria.
Era questa la cosiddetta porta di mare. Come nella vicina Motta Sant’Agata, infatti, e come nelle antiche città medievali della zona vi era un’entrata che guardava l’interno delta porta di terra (che era la principale) ed un’altra porta verso le scarpate laterali o proprio sulla scarpata prospiciente il mare (che si chiamava appunto porta di mare).
Ma non è solo la fortezza a rendere interessante l’itinerario. Ai piedi del castello si possono osservare alcune antiche casette rurali costruite esclusivamente con il materiale lapideo disponibile sul posto. All’inizio del sentiero che sale al maniero, tra i mandorli, vi sono i muri diroccati della chiesa bizantina della Santissima Annunziata del ‘300. In piedi fino ai primi del Novecento, è crollato pochi anni fa tra l’incuria generale nonostante le ripetute segnalazioni degli studiosi locali. L’intera chiesa era affrescata e guardando con attenzione si può notare a terra l’abside capovolta con tracce appena leggibili del volto di Cristo Pantocratore.
All’inizio della discesa verso Paterriti, a destra dell’antico sentiero acciottolato, vi sono i ruderi della chiesetta di Sant’Antonio Abate (XII o XIII secolo) appena visibile nell’affresco dell’abside di sinistra. Era questa una chiesetta a navata unica rettangolare con una sola abside emergente e due absidiole incorporate: una tipologia molto diffusa nella Calabria medievale. Ed ancora i ruderi di un’altra chiesetta bizantina, forse la più antica di tutte, si trova in contrada Zurgona; era intitolata a San Nicola.
Come arrivare al castello
Da Motta, due km dopo il paese, in località San Basilio, girare a sinistra e seguire le indicazioni che in poco più di 3 km portano al castello.






