Il Ministero dell’Agricoltura ha emanato una circolare che vieta di commercializzare come extravergine l’olio ottenuto dalla miscelazione tra olio vergine ed extravergine. Il provvedimento accoglie una richiesta avanzata da tempo da Coldiretti e Unaprol, rilanciata anche durante le recenti mobilitazioni che hanno visto scendere in piazza migliaia di agricoltori per contrastare le speculazioni e i traffici illeciti nel settore olivicolo.
La circolare stabilisce che l’olio derivante da tale miscelazione non potrà più riportare in etichetta la denominazione “olio extravergine di oliva”. Si tratta di un freno a pratiche che negli anni hanno alimentato confusione nel mercato e penalizzato i produttori onesti. Fino a oggi, la normativa consentiva di correggere i difetti di un olio vergine attraverso l’aggiunta di una quota di extravergine, rispettando formalmente alcuni parametri chimici ma svuotando di fatto il significato delle analisi sensoriali del Panel Test. La nuova interpretazione ministeriale riafferma invece che un prodotto di categoria inferiore non può essere elevato artificialmente alla categoria superiore mediante operazioni di miscelazione.
Nuove tecnologie e controlli più stringenti
Per garantire l’efficacia della misura, le due organizzazioni chiedono ora un ulteriore rafforzamento dei controlli attraverso il pieno utilizzo delle più moderne tecnologie di verifica. Tra queste vengono indicate la risonanza magnetica, la mappatura genetica e quella isotopica, insieme al potenziamento della rete dei laboratori e all’integrazione delle banche dati di Dogane, Icqrf e Agea attraverso il rafforzamento del Sian. Tali strumenti sono considerati indispensabili per accertare con precisione origine e autenticità dell’olio, colpendo chi altera il mercato.
Per quanto riguarda i tempi di adeguamento, la misura prevede che gli oli già confezionati possano essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte. I prodotti sfusi ottenuti da miscelazione dovranno invece essere riclassificati come “olio di oliva vergine” entro trenta giorni dalla pubblicazione della circolare in Gazzetta Ufficiale.
I numeri di un mercato sotto pressione
Il provvedimento interviene in una fase particolarmente delicata per l’olivicoltura nazionale. Negli ultimi dodici mesi il prezzo dell’olio extravergine si è ridotto di circa il 50%, mentre i costi aziendali sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga.
A questo si aggiungono i profondi squilibri tra produzione, consumi e flussi commerciali. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di extravergine, ma ne consuma 461 milioni, esportandone 318 milioni e importandone ogni anno 545 milioni di litri. Tali volumi dimostrano, secondo le associazioni di categoria, come una quota significativa di prodotto estero venga immessa sul mercato sfruttando impropriamente il richiamo all’italianità, con effetti negativi sia per i consumatori sia per gli olivicoltori.
“Con questa circolare viene ristabilita una regola di trasparenza e correttezza a tutela del vero Made in Italy. È una vittoria per gli agricoltori, per i consumatori e per tutti coloro che credono nella qualità e nella tracciabilità dell’olio extravergine italiano”, conclude Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria.



