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Cosenza, nel cuore della fiera spunta l’accampamento degli extracomunitari

Sin dalle prime installazioni di bancarelle e camion vari, pronti a diventare ristoranti ambulanti ad uso fast-food, nel mezzo della tradizionale Fiera di San Giuseppe a Cosenza, campeggia in bella mostra l’accampamento temporaneo degli ambulanti extracomunitari.

Percorrere la fiera è un’impresa degna della più complicata delle gimkane. Un vero e proprio percorso ad ostacoli, il caos, ma dopotutto la tradizione così ci insegna e allora perchè violarla? D’altra parte la folla di gente che si riversa in strada è tale che alla fine dei conti conviene a tutti. Eppure pare contassero solo loro, gli ambulanti, che in molti casi si sono piazzati proprio in corrispondenza dei passaggi pedonali.

E anche quest’anno, manco fosse pure questa una tradizione, si verificano assembramenti pericolosi (siamo ancora in periodo di pandemia), senza rispettare alcuna regola, senza mascherine e distanziamento. Insomma l’importante è che alla fine ognuno ha trovato il proprio posto nella grande fiera del “tutto è permesso” che va in scena in città.

Dopotutto la legge è uguale per tutti … o non vale per nessuno.

E per la Fiera di San Giuseppe, vale più questa seconda ipotesi, tanto è vero che nessuna efficacia hanno le raccomandazioni dell’amministrazione Bruzia “sul distanziamento e sull’indossare la mascherina e nel disinfettarsi le mani”.

 

 

In tantissimi, come vuole tradizione, si sono riversati per le strade della città i venditori ambulanti, extracomunitari e non, italiani e non, per dare libero sfogo alla propria creatività commerciale e cercare di vendere quanta più merce possibile, dai giocattoli all’abbigliamento, dai dolciumi al tradizionale panino, oggetti “d’arte”, prodotti e supporti tecnologici, musiche popolari, manufatti vari e quant’altro. Insomma un po’ di tutto.

fiera persone

Controlli ce ne sono, è vero, ma sembrano davvero insufficienti! Perché francamente la cosa più grave, alla quale si è costretti ad assistere, è quella che anche gli ambulanti, incuranti del virus che ancora, purtroppo fa registrare alti numeri di contagi, non badino alle basilari regole di convivenza dettate dalla pandemia, con evidenti pericoli per la salute pubblica.

Evidenti le lacune al rispetto delle norme igienico sanitarie per la somministrazione di cibi e bevande di tutti i presidi alimentari che preparavano panini, kebab e quant’altro. Ma l’aspetto più evidente e preoccupante resta la provenienza delle centinaia di tonnellate di merce venduta in strada come anche quella di prodotti contraffatti.

Non sono evidentemente loro il problema, casomai vittime del loro status di indigenza, costretti a scappare dai loro paesi di origine e chissà quanti scesi dai barconi della morte dopo essere sopravvissuti al viaggio della speranza e della disperazione, così attuale e che assume giorno dopo giorno i contorni di una emergenza continentale.

Ma ormai passato il santo, passata la festa … e anche tutto il resto.

Del resto, la fiera, si sa, è un’occasione di redenzione, “chiudiamo un occhio e facciamoli lavorare” deve essere la voce che viene fatta girare in queste occasioni.