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Oggi si potrebbe celebrare il reddito di cittadinanza, altro che festa del lavoro!

Oltre 814 mila cittadini, in rappresentanza di altrettante famiglie, hanno cominciato a percepire il Reddito di cittadinanza già da prima dell’emergenza Covid-19, pari al 45% dei percettori. Poco più di 1 milione di famiglie (il 55%), invece, ha iniziato a percepire il RdC durante la crisi sanitaria. Complessivamente la platea di percettori di RdC al momento della rilevazione dell’Inapp è di circa 1,8 milioni di famiglie. A questi beneficiari si aggiungono circa 1,6 milioni di famiglie che intendono fare richiesta della misura di sostegno a breve e 1,4 milioni di nuclei la cui domanda non è stata accolta.

Ma a parte chi ne ha veramente bisogno, quanti sono coloro i quali realmente sono alla ricerca di un lavoro?

Ci sarebbe molto da dibattere e mettere in atto gli aggiustamenti effettivamente necessari.

Un concetto, però, è chiaro ed inequivocabile: manca la manodopera. I lavoratori, soprattutto giovani ma non soltanto, non vogliono essere assunti perché incassano il reddito di cittadinanza. Chi lavora preferisce farlo “in nero” per continuare ad ottenere il beneficio economico.

Su quest’ultimo tema, l’Inps ha messo in evidenza come «su 100 soggetti beneficiari del Rdc, quelli “teoricamente occupabili” sono poco meno di 60. Di questi: 15 non sono mai stati occupati, 25 lo sono stati in passato, e meno di 20 sono “pronti al lavoro”», con tassi di scolarizzazione che nel 70% dei casi non vanno oltre la terza media. Inoltre, a proposito della distribuzione dei beneficiari per due terzi residenti al Sud e nelle Isole, ancora l’Inps sottolinea che «lo squilibrio è anche spiegato da indicatori di disagio economico locale (come l’alto tasso di disoccupazione, il basso livello di istruzione, la mancanza di servizi adeguati)». E che il Rdc «appare essere un sostegno non solo per i nuclei familiari, ma anche per alcuni precisi contesti locali con indicatori di disagio economico particolarmente accentuati». Insomma, un sostegno necessario per i poveri e perfino per alcuni territori altrimenti abbandonati a se stessi.

Analisi di cui tener conto per tarare meglio da un lato le azioni da mettere in campo sul fronte del lavoro, dall’altro per una possibile differenziazione degli importi dell’assegno in base al carovita nei diversi contesti territoriali. Soprattutto, sono questioni complesse che non possono essere liquidate con slogan facili come: «Non si trovano camerieri perché i giovani restano sul divano a prendere il sussidio», ripetuti da diversi esponenti politici nei mesi scorsi. O, peggio, agitare davanti all’opinione pubblica il drappo rosso delle truffe. Salvo accorgersi che le malefatte di organizzazioni criminali e singoli truffatori sul Reddito di cittadinanza sono ammontate a 174 milioni di euro (comunque troppi!), mentre quelle delle mafie, di imprenditori e professionisti disonesti sui bonus edilizi sono stimate in 4,4 miliardi di euro, 25 volte tanto.