Ventinove anni, originario di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, Giuseppe Averta è un ingegnere biomedico affascinato dal corpo umano. Nonostante la sua giovane età nel 2021 ha vinto con la sua tesi di dottorato il Georges Giralt PhD Award, il prestigioso premio che ogni anno lo European Robotics Forum dà a un europeo cui riconosce uno “straordinario contributo alla robotica”.
La tesi premiata, dal titolo “Human-Aware Robotics: Modeling Human Motor Skills for the Design. Planning and Control of a New Generation of Robotic Devices”, parte dall’analisi rigorosa di come gli esseri umani muovono mani e arti superiori durante le attività quotidiane, con lo scopo di progettare robot antropomorfi e protesi di ultima generazione in grado di eseguire movimenti il più possibile “naturali”.
Giuseppe Averta ha conseguito il suo dottorato in Robotica e Automazione presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, e ha condotto la sua ricerca nei laboratori del Centro “E.Piaggio” e presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Per l’Ateneo pisano si tratta del terzo riconoscimento a uno dei suoi dottori di ricerca, dopo quello a Cosimo della Santina lo scorso anno e a Manuel Catalano nel 2014.
“Le prestazioni dei moderni robot umanoidi sono ancora estremamente lontane da quelle degli esseri umani – spiega Giuseppe Averta – Noi infatti siamo in grado di compiere movimenti molto variabili e complessi, nonostante i nostri muscoli siano poco performanti e il nostro sistema nervoso abbastanza lento. Nel mio studio cerco di sviluppare metodologie per riportare queste capacità proprie del corpo umano sui robot. Questo ha richiesto un sostanziale cambio di paradigma rispetto agli approcci standard, e di affrontare problemi che attraversano i confini di diverse discipline, dalle neuroscienze e la psicofisica fino alla meccatronica, la teoria del controllo e la robotica”.
Le applicazioni individuate nel lavoro di Averta si concentrano essenzialmente su tre filoni: lo sviluppo di protesi robotiche mano-polso semplici e efficaci, con un numero cioè limitato di attuatori (i “muscoli” dei robot), ma allo stesso tempo in grado di compiere movimenti complessi con naturalezza e robustezza; lo sviluppo di algoritmi per il movimento di robot umanoidi, specialmente manipolatori robotica a uno o due bracci; la valutazione del danno motorio in pazienti colpiti da infarto. Tre campi parzialmente differenti, ma in cui è fondamentale un robusto lavoro teorico che descriva in linguaggio matematico le caratteristiche fondamentali del movimento umano.
La semplificazione che egli propone rende più efficienti e meno costosi da produrre non solo gli arti dei robot, ma potenzialmente anche le protesi che saranno realizzate seguendo le sue indicazioni.
Fondamentale, inoltre, nel lavoro di Giuseppe Averta è stato anche il ruolo dell’intelligenza artificiale: «Abbiano fatto e facciamo largo uso dell’IA per capire che tipo di azione deve compiere il robot – rivela – perché una volta in grado di replicare i movimenti antropomorfi, la macchina deve essere messa in condizione di compierli autonomamente».



