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Bevacqua, AreaDem e Cortona:”Senza il Sud, l’Italia non va”

Mimmo Bevacqua è certamente stato uno dei protagonisti della tre giorni di Areadem, tenutasi a Cortona la settimana scorsa. Insieme a Dario Franceschini, ministri e big della politica italiana, si sono alternati sulle vicende nazionali.

Da capogruppo regionale del Pd, che considerazioni ha tratto?

Faccio parte di Areadem fin dalla sua nascita e ho visto sempre questa componente del partito come garante di equilibrio, progettualità, rispetto delle istituzioni e volontà di aprirsi ai contributi meglio rispondenti alle istanze emergenti nel nostro Paese. Anche stavolta Areadem non ha deluso le attese e ha messo in campo una progettualità e una visione che caratterizzerà l’azione politica del Pd nei prossimi mesi. D’altronde, le conclusioni tirate da Dario Franceschini vanno esattamente in questa direzione.

Tra i tanti interventi succedutisi, per cosa ritiene si sia caratterizzato il suo?

Guardi, innanzi tutto, ho voluto con forza mettere in guardia da una valutazione eccessivamente ottimistica e trionfalistica rispetto ai risultati delle recenti elezioni amministrative: dobbiamo stare attenti a non sopravvalutare il legame tra voto amministrativo e voto politico, che non né diretto, né scontato: nessuno può pensare di ragionare come se potessimo congelare i numeri odierni e trasferirli automaticamente alla prossima primavera. Una mia forte preoccupazione nasce dal fatto che il Pd mostra un consenso stabile e consolidato, ma non diretto verso una crescita consistente: e, secondo me, questo accade anche perché non riusciamo a riguadagnare la fiducia di quelle categorie che ci erano storicamente vicine.

Può chiarire meglio questa sua posizione?Prendiamo il caso della scuola: davanti alle richieste pressanti di questo mondo che da anni si aspetta rinnovo contratti e aumenti salariali, i docenti si vedono arrivare addosso soltanto sempre nuovi adempimenti con zero aumenti di risorse. La nostra voce deve sentirsi alta e forte. E, di fronte, a ciò in cui gli italiani rischiano di incappare nel prossimo autunno, dobbiamo proporre provvedimenti chiari, semplici e immediatamente comprensibili. Se tradissimo la nostra missione più autentica, rischieremmo che, da qui alle politiche, possa avanzare e crescere una nuova onda populista, che stavolta potrebbe davvero mettere fuori gioco la democrazia.

E qual è, a suo avviso, la strada da percorrere per contrastare efficacemente questo pericolo?

La nostra credibilità deve venir fuori esclusivamente dalla nostra capacità di dare risposte efficaci e lungimiranti ai problemi che pesano sulle vite, sul presente e sul futuro degli italiani. In questo contesto, uno strumento indispensabile è, evidentemente, il Pnrr. Ma anche qui il rischio di perdere un’occasione irripetibile è concreto, se non ci poniamo l’obiettivo di dare una mano a tutti quegli Enti Locali, Comuni per primi, che sono privi degli apparati amministrativi e delle risorse umane necessarie a intercettare i finanziamenti. Qui bisogna fare la scommessa di dare la possibilità a tanti giovani di misurarsi con il loro ingegno, la loro creatività e le loro competenze. Sono queste le cose di cui dobbiamo farci carico, se vogliamo che questo Paese cambi davvero. E il cambio non può certo venire dalla cosiddetta autonomia differenziata.

Perché la indica come “cosiddetta”? Non ritiene che sia una possibilità di sbloccare e riformare assegnando maggiore responsabilità ai territori?

Intendiamoci: io non discuto la possibilità di delegare alle Regioni ulteriori funzioni ma vorrei fosse un’acquisizione chiara del mio partito che, prima di tutto, bisogna definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni, il Fondo Perequativo e i fabbisogni standard. E il tutto deve essere discusso e definito in Parlamento. Non possiamo certo farci complice nel cristallizzare le ingiustizie e i mancati diritti e servizi da realizzare al Sud. Il PD ha e deve mantenere una visione nazionale, unitaria e solidale: questa è la nostra anima.

E, dunque, quali priorità assegnerebbe all’azione del suo partito?

Diritti civili e diritti sociali sono le due gambe della nostra via democratica e devono camminare di concerto. Disagio sociale, politiche reddituali di contrasto all’inflazione, superamento del precariato, tutela del lavoro, approccio centralizzato alla sanità, rifiuto dell’autonomia differenziata per come viene prospettata oggi: la partita si vince nel quadro di un’Italia in cui tutte le componenti sociali e territoriali hanno la possibilità di contribuire alla crescita. Senza l’aggancio del Sud, è l’intero Paese che va a finire dritto nel burrone. Abbiamo già visto come il Sud ha risposto alla disperazione nel 2018, votando in massa per la protesta pentastellata e il vuoto salviniano. Nel 2023, potrebbe fare di peggio.

AreaDem a Cortona