Lun 15 Ago 2022
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Si trova in Calabria e si può visitare una delle miniere più antiche d’Europa

La Grotta della Monaca è situata nel comune di Sant’Agata di Esaro, nel settore nord-occidentale della regione Calabria. La cavità domina con un maestoso ingresso (600 metri di altitudine s.l.m.) l’alta valle del fiume Esaro ed è collegata alla costa tirrenica tramite il valico montano del “Passo dello Scalone” (740 metri s.l.m.).

Il suo nome deriva da una concrezione di calcite con sembianze antropomorfe presente in uno degli ambienti interni. La “Monaca” è una concrezione di calcite presente lungo una parete della Sala dei pipistrelli. Alle sue sembianze antropomorfe è dovuta la denominazione della cavità, attestata sin dalla metà dell’Ottocento. Il volto della “Monaca” è chiaramente ritoccato da mano umana: gli occhi sono stati leggermente scavati nel minerale, il naso è evidenziato da un marcato taglio orizzontale poco sopra il mento.

Esplorazioni e scavi archeologici condotti negli anni 1997-2012 dal Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” e dall’Università degli Studi di Bari hanno rivelato il grande interesse archeologico di questa cavità, frequentata dall’uomo dal Paleolitico superiore sino all’età post-medievale.

Da maggio 2016 Grotta della Monaca è stata aperta al pubblico con una formula inconsueta ed ecocompatibile, funzionale a preservare il fenomeno sotterraneo da ogni eventuale tipo di inquinamento e degrado, così da essere tramandato alle future generazioni nelle stesse condizioni in cui è pervenuto fino ai nostri giorni. Solo lievi interventi artificiali, infatti, sono stati realizzati al suo interno: la sistemazione della soglia d’ingresso con una scalinata e una terrazza panoramica in pietra a vista e, alla fine della Pregrotta, un muro con cancello metallico a protezione del giacimento archeologico situato più in profondità, ancora oggi parzialmente esplorato e contraddistinto da straordinario valore scientifico. Le visite avvengono lungo percorsi naturali non elettrificati; ogni visitatore, dotato di casco da speleologo con illuminazione personale, accede nei vari settori della cavità vivendo un’esperienza conoscitiva di grande fascino e suggestione, che rimarrà per lungo tempo impressa nel ricordo. Le escursioni sotterranee sono curate da guide esperte (speleo-archeologi di professione), che forniscono puntuali spiegazioni sui luoghi visitati e sui loro aspetti d’interesse. La cavità è visitabile seguendo tre possibili percorsi, ciascuno dei quali sempre più addentrato nel sottosuolo.

L’ampio imbocco di Grotta della Monaca si apre a 600 metri di altitudine sul livello del mare e domina l’alta valle del fiume Esaro. Esso immette in una sequenza di ambienti sotterranei tra loro molto diversi: una vasta condotta con presenza di enormi crolli (la Pregrotta); un enorme vano in posizione centrale (la Sala dei pipistrelli); una serie di budelli progressivamente sempre più stretti (i Cunicoli terminali).

Tra la parte più profonda della Sala dei pipistrelli e l’imbocco dei Cunicoli terminali si situa il “cuore” di un sepolcreto di età protostorica (metà del II millennio a.C.). Qui gli archeologi hanno rinvenuto diverse decine di scheletri sistemati dentro nicchie, ripiani di roccia o piccole camere aperte lungo le pareti perimetrali.

La presenza di mineralizzazioni di rame nei Cunicoli terminali ha indotto l’uomo preistorico a sfruttare anche queste risorse. La testimonianza più importante di tale sfruttamento, inquadrabile nel corso del IV millennio a.C., è rappresentata da diverse decine di utensili da scavo in pietra. Gli archeologi li hanno suddivisi in tre principali categorie tipologiche: asce-martello, mazzuoli e picconi.

In nessun altro luogo come nei Cunicoli terminali si può osservare la notevole abbondanza e diversità dei depositi minerari di Grotta della Monaca: è soprattutto il mutevole cromatismo delle mineralizzazioni che indizia la marcata variabilità delle risorse qui esistenti. La caratteristica principale di Grotta della Monaca è, infatti, la straordinaria ricchezza di depositi mineralizzati presenti al suo interno. La cavità è letteralmente ricolma di minerali di ferro e, in quantità minore, di rame. Il minerale di ferro più rappresentato è un idrossido, la goethite, che si può rinvenire isolato oppure associato ad un altro idrossido, la lepidocrocite. La goethite è osservabile ovunque, dall’ingresso fino agli ambienti più interni e lontani dalla superficie. Tra gli altri minerali di ferro presenti ricordiamo l’ematite, un ossido, e la yukonite, un arseniato idrato di ferro e calcio. Le mineralizzazioni di rame compaiono invece esclusivamente nei settori terminali del sistema sotterraneo, manifestandosi con evidenti chiazze di colore verde e, meno frequentemente, bluastro. Esse sono ascrivibili principalmente a carbonati, malachite e azzurrite, anche se a volte, soprattutto al suolo, possono essere associate a fosfati di rame quali ad esempio la brochantite, la libethenite e la sampleite. La malachite è il minerale cuprifero più attestato nella grotta: essa ricopre con finissimi veli le colate calcitiche e le pareti rocciose.