Gio 8 Dic 2022
spot_img
HomeAttualitàIl vescovo di Catanzaro tra i...

Il vescovo di Catanzaro tra i migranti ospitati al Palasport: «Dalla città grande spirito di accoglienza»

Accoglienza e solidarietà a Catanzaro. Dopo lo sbarco di circa 400 migranti in città si è mobilitata la macchina degli aiuti umanitari. Tanti i cittadini che hanno offerto un contributo spontaneo per dare sollievo ai profughi approdati sul litorale ionico catanzarese.

Al Palazzetto dello Sport in località Corvo questa mattina il vescovo di Catanzaro Claudio Maniago ha inteso benedire i giovani presenti. “Ho portato loro un messaggio di vicinanza da parte della Chiesa cattolica. Si tratta di persone – ha affermato Maniago – che fuggono in maniera drammatica dalla propria terra e credo abbiano bisogno di sentire calore umano. E’ un dovere della comunità cristiana e del vescovo dare questo segnale di solidarietà.

Mi ha rallegrato il cuore vedere come le istituzioni e i cittadini abbiano reagito positivamente a questo evento addirittura con una generosità tale, attraverso le donazioni di vestiario e generi di prima necessità, che ha superato di gran lunga i bisogni dei migranti. Con parole semplici ho invitato i profughi a non sentirsi soli, perché noi siamo fisicamente e spiritualmente al loro fianco, preghiamo per loro e per i loro cari”.

Un mediatore culturale, Adam Aboutaher El Mokhta, impegnato nell’accoglienza dei migranti a Catanzaro ne racconta la triste realtà. “Le storie che ascolto sono spesso strazianti. I migranti arrivati nelle scorse ore a Catanzaro – spiega il mediatore culturale – sono perlopiù egiziani e hanno background diversi: alcuni cercano in Europa la libertà di esprimersi, altri una vita migliore sul piano economico. Sono giovanissimi, dietro ognuno di loro c’è un gruppo di familiari che spera di alleviare la propria esistenza strappandola dalla miseria.

La maggior parte è spinta dagli adulti a lasciare il proprio Paese, attraversare le frontiere, sopravvivere a innumerevoli rischi per arrivare in Europa. Cercano affetto umano per rivivere il sentimento della speranza. Quello che vivono nel viaggio è solo brutale violenza. Un esempio. Esiste un militare libico che si diverte a far scappare i migranti di passaggio dal centro di detenzione e poi li spara.

Chi subisce ciò vede l’accoglienza in Italia come lo spiraglio di luce in fondo al tunnel. Uno dei ragazzi che ho assistito anni fa, mi chiama ancora papà. Ha fatto un suo percorso iniziando a lavorare, per poi aprire un’attività in proprio, sposarsi e avere dei figli. Quando penso a lui mi emoziono sempre”.