HomeCostume & SocietàL'Uici: la Storia di tante Storie...

L’Uici: la Storia di tante Storie … In Calabria, dovunque

Ieri sera la Sala Multimediale del Centro Polivalente di Rende ha ospitato un Seminario promosso dal Rotary Club di Cosenza, focalizzato sulla realtà quotidiana dei non vedenti, in una prospettiva d’inclusione universale.

Inclusione, Integrazione, Esistenza: tre dimensioni, tre concetti, tre orizzonti che si intrecciano, completandosi vicendevolmente, in una simbiosi che dona vigore all’umana esperienza; tre categorie che profumano di umanità, dunque, quell’Umanitá in cui consta l’essenza e la missione dell’UICI; tre aspetti che risultano particolarmente marcati nella storia dell’UICI nella terra di Calabria, con le sue peculiarità e le sue criticità; tre aspetti che sono stati il fulcro del Seminario informativo dell’UICI di Cosenza, tenutosi poco fa presso la Sala Multimediale del Centro Polivalente di Rende.

Promosso dal Club di Cosenza del Rotary International, che ha fatto dono di un computer alla Sezione territoriale dell’UICI, il simposio ha inteso focalizzare l’attenzione sulla Storia di un’Associazione la quale ha operato e opera, sovente lontano dai riflettori, per favorire il riscatto sociale delle persone con disabilità visiva.

“Quella dell’UICI è la Storia di tante Storie, di tante esistenze, di tante emozioni … Una Storia che parla di conquiste, di lotte, di vita”, ha evidenziato la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI e, nell’occasione, moderatrice del meeting, a cui hanno dato contenuto gli interventi di dirigenti, associati e operatori dell’UICI; “una storia – ha proseguito la moderatrice – che dovunque, ma con particolare rilievo nella nostra Regione, ha i contorni di un’epopea, iniziata qui a Cosenza, nel 1946, con l’opera del professor Mario Serra”.

Un’epopea che ha dato impulso, nella nostra terra, alla mission principale dell’UICI, ossia “la cura, intesa in senso ampio: cura dell’esistenza, da rendere finalmente libera dal disagio, dalla solitudine, dell’esclusione, aprendo, si potrebbe dire illuminando la strada maestra dell’inclusione scolastica, passo decisivo verso l’inclusione sociale, verso l’integrazione in ogni settore del consesso civico, verso un’esistenza veramente libera, copiosa di opportunità, ritemprata dalla felicità”.

Una mission, “quella dell’UICI, risultante convergente – ha proseguito Roberto Caruso, presidente del Rotary Club di Cosenza, con la vocazione filantropica della nostra associazione, la cui attività, che ha un respiro internazionale, è da sempre orientata a favorire l’integrazione, la piena realizzazione dell’essere umano nell’ambito sociale, sulla base di quell’ideale del servire che è il motore del nostro agire”.

Così una fresca serata di autunno è stata scaldata dalle riflessioni, dalle esperienze, dagli orizzonti che hanno dato linfa valoriale al Caminetto del Club cosentino, tracciando un itinerario ideale, introdotto dalla dottoressa Nives Mastromonaco, dirigente della Sezione UICI di Cosenza e componente del Rotary Club di Cosenza.

“Dal primo incontro a un programma d’integrazione” attraverso cui superare ogni preclusione rispetto alle opportunità dell’esistente, da cogliere, come ha spiegato la dottoressa tiflologa Giusy Bartolotto, promuovendo “l’accesso alla cultura per il riscatto sociale del non vedente”, seguendo la stella polare del sistema di lettoscrittura braille, che ha aperto a tutti i non vedenti del mondo un mondo nuovo, da vivere vincendo, ha evidenziato il dottor Roberto Crocco, Vicepresidente della Sezione dell’Unione di Cosenza – il quale ha ricevuto dalle mani di Tiziana Serra, nipote del succitato Mario Serra, fondatore della sede interprovinciale dell’Associazione, una medaglia di cui era stato insignito l’illustre zio – “la nuova sfida che si pone sulla strada dell’UICI, ovvero l’accessibilità a trecentosessanta gradi”, intesa in un contesto ampio, totalizzante, infinito; infinito come l’impegno e la passione che “l’UICI profonde nell’incentivare la pratica sportiva nella quotidianità dei disabili, con le attività già in essere e con quelle preposte; attività – ha asserito l’ingegner Giovanni Bilotti, dirigente della Società Sportiva Olympia – che danno concretezza all’assunto secondo cui se si vuole, si può vedere oltre”.

Quell’oltre di cui lo sport è uno straordinario vettore: un vettore di autonomia, di amicizia, di libertà. La libertà, ha aggiunto la dottoressa Palummo, “che interviene nella vita delle sorelle e dei fratelli ciechi e ipovedenti tramite i nostri sensi percettivi, col supporto della tecnologia e con la forza dell’amore, quella che ci permette di vivere”.

E l’essenza della vita, più suadente del suono della campana che ha scandito l’incipit e l’explicit della serata, ha fatto splendidamente capolino durante i lavori, tra parole, racconti, video e lacrime di commossa felicità: “stasera sono molto contento – ha chiosato il presidente rotariano Caruso -: contento di aver visto nel vostro cuore e ascoltato dalla vostra voce la poesia in cui trova vigore il lungo, difficile ed esaltante cammino dell’universale inclusione”.