Mer 7 Dic 2022
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La Calabria ha il più alto tasso di mortalità infantile: la ricerca di Save the Children

Per un bambino che nasce in Calabria l’aspettativa di vita media è di 81,3 anni, ma la speranza di vita in buona salute è di 54,4 anni, la più bassa del Paese, con un divario di 12 anni rispetto alla Provincia di Bolzano, che ha la più alta (67,2%).

Tra le bambine la forbice è ancora più ampia, 15 anni in meno rispetto al Trentino. E’ uno dei dati che emergono dalla XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Come stai?” di Save the Children.

La Calabria, secondo il rapporto, è la regione con il più alto tasso di mortalità infantile (4,42 ogni 1000 nati). Sul fronte sanitario, nonostante il crollo demografico – con meno di 400mila bambini in media nati nel 2021 (7,1 i bambini nati ogni 1000 abitanti in Calabria) – mancano 1.400 pediatri di base e la media di bambini under14 assistiti per pediatra è pari a 826 in Calabria (883 la media nazionale che supera il limite stabilito per legge di 800 assistiti).

La Calabria ha anche la spesa pro-capite dei Comuni per servizi alla prima infanzia più bassa (110 euro) così come la percentuale di bambini sotto i 3 anni che accede a asili nido pubblici e convenzionati (2,8%). Inoltre, più di 1 minore su tre tra i 3-17enni non pratica mai sport (33,4% contro la media nazionale del 24,7%) ed è tra le regioni con la percentuale più bassa di minori che lo praticano in maniera continuativa (31,1%); più di 1 bambino e adolescente su 3 è sovrappeso o obeso e le mense scolastiche in alcune province sono merce rara: a Reggio solo 1 alunno su 9 mangia a mensa alla primaria (11,5%) ma a Catanzaro e Crotone la frequentano il 38,7% e il 28,2%.

In Italia, dove quasi 1,4 milione di bambini vivono in povertà assoluta – la Calabria registra il 32% in povertà relativa, al di sopra della media nazionale del 22% – la pandemia, rileva il rapporto, ha amplificato l’intreccio tra disuguaglianze e salute, dalla nascita all’adolescenza. Nel caso dei bambini con disabilità o limitazioni funzionali, il modello italiano di inclusione scolastica è tra i più avanzati ma l’attuazione lascia a desiderare. In Calabria solo il 27% delle scuole è privo di barriere per alunni con disabilità motoria, sotto la media nazionale già bassa (32%).

Reputo inquietante l’allarme lanciato da Save the Children in occasione della presentazione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia 2022″. Lo afferma il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, a parere del quale “Su tutti i fronti, dalle aspettative di vita in buona salute ai servizi di assistenza più elementari, il divario tra i nostri bambini e quelli del nord è pazzesco, al limite dell’incredibile”.

“I dati del report – prosegue – segnano per il sud, ma ancor più marcatamente per la Calabria, una situazione drammatica, oggettivamente riscontrabile su ogni fronte e che obbliga le istituzioni politiche ad ogni livello a rispondere, perché il rischio è quello di una popolazione sempre più anziana ed incapace di progettare il futuro. Di questo passo c’è il rischio di una desertificazione del territorio che non è fantascientifica, perché chiunque abbia figli piccoli non può tendere che ad una dolorosa via di fuga da una prospettiva così disastrosa.

Assumendo l’incarico di Garante dei minori calabresi per il secondo mandato ero ben cosciente dei problemi con i quali avrei impattato dopo due anni e mezzo di vacatio, giacché una legge istitutiva da modificare non prevede alcuna proroga fino ad ingresso di un nuovo Garante, ma sinceramente la situazione è ancor più preoccupante di quanto avessi immaginato, per via soprattutto di una povertà globale sempre più acuta e decenni di politiche in grado di farci ereditare soprattutto macerie e inadempienze, una su tutte la mancanza di un reparto pubblico di neuropsichiatria infantile nella regione a più elevato indice di disagio psicosociale”.

“Fido moltissimo nella volontà del governo e del consiglio regionale di rispondere concretamente, sia pur tra molteplici difficoltà, a questo stato di cose – conclude il Garante – perché la posta in gioco è altissima e quando riguarda i bambini non può prescindere dall’apporto costruttivo di tutti indistintamente, maggioranza ed opposizione per dirla in gergo politico”.