La modifica legislativa (art. 9) all’esame del Consiglio regionale che consentirebbe alle Ferrovie della Calabria di gestire gli impianti di risalita tra cui quello di Camigliatello (oggi nelle mani dell’Arsac) non trova d’accordo le organizzazioni sindacali sia perché il personale è già troppo esiguo e sia perché il passaggio rischierebbe di comportare un mutamento contrattuale per i lavoratori che si vedrebbero applicato non più il contratto nazionale degli impianti a fune, ma quello del trasporto pubblico locale.
Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione.
Angotti/Romano (Cgil), Domanico/Puleio (Cisl) e Morelli/Iaconis (Ugl Trasporti) scrivono che «non sussiste alcuna pregiudiziale da parte delle OO.SS. a un eventuale processo di riforma, sia riguardo agli impianti a fune di Camigliatello, ma più in generale, per tutti gli impianti presenti nel comprensorio, ma rimangono fortemente preoccupati, principalmente riguardo alle possibili ricadute economiche e professionali del personale dipendente Arsac oggi in forza agli impianti, ma anche, riguardo ad eventuali ritardi e possibili ingarbugliamenti tecnici e burocratici, che non consentono l’apertura degli impianti per la prossima stagione sciistica, oltre, ad eventuali ricadute economiche negative, in capo all’azienda di Trasporto Pubblico Locale, Ferrovia della Calabria».



