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Molestie sessuali al “Majorana”, il docente accusato torna a scuola

È stato reintegrato e tornerà a insegnare il docente Angelo Bastone, accusato dalla procura di Cosenza di aver molestato alcune studentesse del  “Valentini-Majorana” di Castrolibero. A disporre il reintegro è stato il giudice del lavoro del tribunale di Cosenza. Lo rendono noto i legali del professore.
“Nel ruolo di difensori del Prof. Angelo Bastone, preso atto della pubblicazione della notizia
della sentenza del 22.02.2023 del Tribunale del lavoro di Cosenza che ha disposto la
reintegrazione del Prof. Angelo Giuseppe Bastone nel posto di lavoro occupato
antecedentemente alla sua destituzione, illegittimamente disposta dal Ministero
dell’istruzione il 30.08.2022 e dell’asserito clima di “imbarazzo negli ambienti scolastici
cosentini” che il provvedimento giudiziario avrebbe suscitato, avvertiamo l’esigenza di
evidenziare che l’unico a potersi continuare a stupire per il clamore mediatico che la
vicenda ha suscitato è solo il nostro assistito.
Questi è stato costretto a subire una gogna mediatica senza precedenti nel mondo scolastico.
Ha dovuto subire l’infondata ed illegittima sanzione della destituzione nell’ambito di un
procedimento disciplinare che, fin da subito, aveva acquisto gli elementi per scagionarlo
completamente.
Il Prof. Bastone è stato costretto, inoltre, a subire un procedimento penale all’interno del
quale spiegherà le proprie difese e dimostrerà l’assoluta estraneità ai fatti contestati.
E’ stato costretto a rivolgersi al Giudice del lavoro per ottenere la giusta disposta
reintegrazione e tanto all’esito di un giudizio che ha vagliato correttamente le prove assunte e valutato le false accuse mossegli da chi si è svelato, a tacer d’altro, del tutto inattendibile fornendo una ricostruzione dei fatti inventata e lontana dalla realtà.
L’attento giudicante, fedele alle prove acquisite al suo cospetto, ha così disposto la
reintegrazione nel posto di lavoro e condannato il Ministero al risarcimento del danno e al
pagamento delle spese giudiziali.
La pronunciata sentenza del Tribunale di Cosenza rappresenta il primo momento di giustizia
e verità.
In ragione degli ingiusti patimenti subiti dal nostro assistito, non si può ancora esprimere
piena soddisfazione per aver smascherato le infamanti accuse rivolte ad un uomo che ha
fatto del proprio lavoro una missione e che invece è stato oggetto di false accuse mosse ad
arte che saranno smentite una per una, a tempo debito e nelle sedi competenti.
Alla luce della sentenza del Tribunale di Cosenza, nessun imbarazzo può e deve sorgere
nella comunità scolastica che dovrebbe seriamente interrogarsi sulla necessità di rendere
vivo il principio di non colpevolezza di chi è indagato, spiegando alle nuove generazioni che
il “pregiudizio” costituisce la peggiore condanna che può colpire un uomo e che la prudenza
resta la virtù che deve animare chi ha sete di verità e giustizia.”