Dom 2 Apr 2023
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Carmine Abate agli studenti del cosentino: “Il dialetto è la lingua del cuore, l’italiano quella del pane”

di Massimiliano Oriolo

Si è svolta questa mattina, presso il Teatro Auditorium Unical, la Lectio Magistralis del grande scrittore Carmine Abate.

L’autore calabrese ha presentato il suo ultimo capolavoro “Il cercatore di luce”. L’incontro odierno è stato fortemente voluto dal dipartimento di Lettere della Scuola Secondaria di Primo Grado “P. De Coubertin”, capeggiato dalla prof.ssa Rosellina Brun.

Oltre alla Brun, presenti in sala, la Dirigente Scolastica dell’IC Rende Commenda dott.ssa Simona Sansosti, l’ex Dirigente dott.ssa Rosalba Borrelli e la prof.ssa Carmela Formoso in qualità di presentatrice e moderatrice dell’incontro.

Nel salutare l’illustre ospite e i presenti, la Preside Sansosti ha detto che “I libri piacciono non piacciono o si amano e i libri di Abate si amano perché lasciano nei lettori una certa appartenenza ai luoghi o alle storie che racconta. Carmine Abate – ha proseguito la Dirigente scolastica – trasmette nelle sue opere i valori veri e profondi della nostra Calabria”.

L’autore davanti ad una platea attenta e curiosa ha spiegato in modo semplice e pregnante quanto sia importante il dialetto nella composizione dei suoi libri. “Il dialetto è la lingua del cuore quella che ti porti dentro per tutta la vita, mentre la lingua italiana è quella del pane.”

Abate ha raccontato un aneddoto riguardante la sua vita privata “sono nato a Carfizi un paese di origine albanese e fino all’età di 6nanni ho parlato e ascoltato solo il dialetto del mio paese. Non sapevo cosa fosse l’Italiano che ho conosciuto solo con l’inizio della carriera di studente.

Nel Cercatore di Luce molte sono le espressioni dialettali usate da Abate per non dimenticare le sue origini calabresi. In legame forte che ha con la sua terra non nasconde mai, anzi lo mette in evidenza in ogni sua opera. Sono evidenziati sempre i legami affettivi con figure di famiglia, come la nonna, il padre, la madre e con i luoghi dell’infanzia, il paese natio, i vicoli gli amici di un tempo.

A margine l’autore ha ringraziato quanti hanno voluto questo incontro e ha ringraziato in particolare gli studenti mostratisi affascinati dalle parole dell’autore.