Storie di famiglia e di vini: Vincenzo Granata, la grotta ed il Barone’
Chissà che pensava Fausto Gullo, soprannominato Ministro dei contadini per il suo impegno a favore della riforma agraria in contrasto al latifondismo sorseggiando un bel quartino di vino nella “sua” Spezzano. E chissà quali e quanti brindisi furono celebrati in onore di Rita Pisano, da Pedace, tra i primissimi sindaci donne d’Italia.
Senza dimenticare il Santo calabrese per eccellenza e patrono della nostra terra, San Francesco di Paola, che a Spezzano Sila fondò la sua terza chiesa, oggi convento molto curato e da visitare. Storie vere intrecciate alle storie di vino e dei vini di Vincenzo Granata. Nella zona più “rossa” d’Italia, si diceva un tempo, ecco un favoloso intreccio di culture con l’azienda vitivinicola Magna Graecia.
Una storia di famiglia, anche questa. 400 metri sul livello del mare, 4000 piante, poche migliaia di bottiglie. “La scelta di un nome presuppone quasi sempre un ritorno a qualcosa di grande, che appartiene inesorabilmente al passato. Per questo Magna Graecia”, racconta.
In Calabria l’antico sapere è divenuto parte integrante della storia e delle tradizioni; Magna Graecia trae ispirazione dalla storia e da quattro generazioni è impegnata nella coltura e nella produzione di vini di qualità. Una storia contraddistinta dalla passione e fortemente legata al territorio di appartenenza. “Gaudio” è il nome del vigneto impiantato a Spezzano della Sila dal capostipite della famiglia Granata.
“Perché noi facciamo quello che amiamo e consideriamo l’eccellenza non un traguardo ma un’autentica abitudine”, enfatizza oggi Vincenzo, ingegnere tornato dall’America per respirare, di nuovo, il suo territorio. La sua Presila, il suo vino. Vincenzo ha voluto coinvolgere giornalisti e wine lovers per raccontare, come sa ben fare, la sua passione. E le sue etichette. Dai vigneti all’affinamento in bottiglia fino al locale storico della famiglia Granata, in una grotta di pietra di granito silano.
Una tavola imperiale, tra sorrisi e racconti. Vincenzo, insieme all’amico cuoco Giuseppe, ha voluto raccontare, a chi parla di vino, qualcosa di diverso.
Intrecciando un Gaudio da 14 gradi favoloso ad un Barone’, come il soprannome della sua famiglia, altrettanto “spinto” e godurioso. Dalla Sila al Pollino, i parchi nazionali di Calabria, rappresentati nei piatti.
La podolica, il tartufo, il maialino nero e poi la pitta mpigliata: esistono tradizioni valoriali più identitarie e leccurniose di queste? Il passito “rosso” Zephiros, per non dimenticare origini e percorsi. Ed i mille aneddoti intorno ad un calice.
“Condividiamo la nostra passione”, è d’altronde il claime scelto per promuovere l’azienda. Vende molto all’estero, Vincenzo. Ma qui in Calabria, qui a Spezzano, qui nella terra di Gullo a pochi passi dalla sua casa natale, Magna Graecia ha consolidato qualità e ricerca. “Un calice di vino non si acquista d’impulso. Noi ti invitiamo prima ad assaggiarlo, perché il vino ha bisogno di cura, di tempo e di dedizione”, ha cercato di far emergere Vincenzo parlando ai suoi ospiti.
C’è riuscito? Assolutamente si. Cin cin!



