L’amministrazione comunale di Petilia Policastro, in provincia di Crotone, ha voluto rendere omaggio con un manifesto funebre a Rosario Curcio, uno degli assassini di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa e sciolta nell’acido nel 2009. Un gesto che ha scatenato le reazioni indignate delle istituzioni e della politica.
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha definito “indecente” l’iniziativa del sindaco Saporito e ha ribadito che “le istituzioni non devono dimenticare, la ‘ndrangheta va sempre isolata”.
Anche il sottosegretario all’Interno, Wanda Ferro, di Fratelli d’Italia, ha condannato l'”inchino alla ‘ndrangheta” e ha chiesto al prefetto di Crotone di intervenire. Il Partito Democratico crotonese ha invece richiesto le dimissioni immediate del sindaco e della sua giunta.
Lea Garofalo era stata uccisa il 24 novembre 2009 a Milano da un commando formato dal suo ex compagno Carlo Cosco, boss della ‘ndrangheta, e da altri quattro uomini, tra cui Rosario Curcio. La donna aveva collaborato con la giustizia e aveva denunciato le attività criminali del clan. Il suo corpo era stato bruciato e sciolto nell’acido in un capannone. I suoi resti non sono mai stati ritrovati.
Rosario Curcio era stato condannato all’ergastolo per il suo ruolo nell’omicidio e si trovava in regime di detenzione domiciliare per motivi di salute. È morto il 12 luglio 2023 e i suoi funerali si sono svolti il giorno successivo a Petilia Policastro, suo paese natale. In occasione della cerimonia, il Comune ha fatto affiggere un manifesto di cordoglio a nome dell’amministrazione comunale, suscitando lo sdegno generale.



