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Sanità, fuga dalla Calabria per le cure: 4,25 mld di euro dal Sud al Nord

Secondo l’ultimo report sulla mobilità sanitaria di Fondazione Gimbe, la migrazione sanitaria prosegue inesorabile. Un fenomeno, quello dei calabresi  costretti a spostarsi in cerca di cure, frenato solo dalla Pandemia, che però è subito riesploso.

Le destinazioni più richieste sono: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che assorbono il 93,3% del saldo attivo (mentre il 76,9% delle passività gravano sul Centro-Sud).

Insomma, i viaggi dei meridionali in cerca di cure al Nord sono aumentati: il dato era di 3,33 miliardi nel 2020. Il 76,9% del saldo passivo si concentra in Calabria, Campania, Sicilia, Lazio, Puglia e Abruzzo. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, siamo di fronte a “un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche, che riflette le grandi diseguaglianze nell’offerta di servizi sanitari tra le varie Regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud del Paese. Un gap diventato ormai una “frattura strutturale”, destinata ad essere aggravata dall’autonomia differenziata”.

In pratica, sempre secondo Cartabellotta, si finirà per legittimare normativamente il divario Nord-Sud in termini di salute. Così, in occasione dell’avvio della discussione al Senato del DdL Calderoli, Gimbe ribadisce che “la tutela della salute deve essere espunta dalle materie su cui le Regioni possono richiedere maggiori autonomie”.