La crisi in Medio Oriente precipita verso un conflitto su vasta scala. La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha annunciato ufficialmente la chiusura dello Stretto di Hormuz fino a nuovo avviso, sigillando uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito energetico e commerciale. Subito dopo il blocco, le forze di Teheran hanno intercettato e preso di mira con il lancio di missili due navi commerciali che tentavano di attraversare il braccio di mare, provocando la durissima e immediata reazione militare degli Stati Uniti.
La nuova escalation ha avuto origine dall’assalto delle forze di Teheran contro la M/V GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che si trovava in transito regolare all’interno dello Stretto di Hormuz. Fonti di intelligence americana citate da Axios hanno confermato che il mercantile ha riportato danni gravissimi a causa dell’impatto di un missile lanciato dalle postazioni costiere iraniane.
Il quadro è reso ancora più drammatico dalla presenza di vittime civili a bordo, come evidenziato dal bollettino aggiornato dei comandi militari statunitensi. I raid odierni sono scattati in risposta all’aggressione subita dal convoglio marittimo, che a causa di un violento incendio scoppiato a bordo e dei gravi danni riportati nella sala macchine non è più in grado di proseguire la navigazione, mentre un membro civile dell’equipaggio risulta attualmente disperso.
La terza ondata di raid statunitensi contro le postazioni dei pasdaran
Washington ha risposto attivando la terza ondata di massicci attacchi della settimana contro il territorio iraniano, impiegando una potenza di fuoco coordinata per neutralizzare gli assetti strategici dei pasdaran. Il Comando centrale statunitense ha confermato l’operazione in una nota ufficiale: “Le forze statunitensi hanno colpito circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento terrestri e navali, droni e navi militari”.
Secondo il resoconto del Centcom, i bombardamenti mirati hanno smantellato siti missilistici, depositi di droni, infrastrutture e arsenali navali, nodi nevralgici delle reti di comunicazione e postazioni strategiche di sorveglianza dislocate lungo la fascia costiera.
“All’Iran era stata offerta un’ulteriore opportunità di dimostrare il rispetto del Memorandum d’Intesa, dopo essere stato ritenuto responsabile di precedenti attacchi a navi commerciali, ma non lo ha nuovamente fatto”, ha chiarito il Centcom spiegando la genesi dei raid disposti dal comandante in capo. “In risposta, gli Stati Uniti stanno imponendo un prezzo elevato, continuando a compromettere la capacità dell’Iran di attaccare i marittimi civili e le navi commerciali in transito libero nello stretto”.
Il livello dello scontro militare è stato commentato duramente dai vertici della Difesa americana, determinati a ripristinare la sicurezza delle rotte civili internazionali. “L’Iran ha fatto una scelta sbagliata. Ora ne paga le conseguenze”, ha scritto sulla piattaforma X il capo del Pentagono, Pete Hegseth, rilanciando il dispaccio operativo dello Us Centcom che dettagliava la violenza dei nuovi raid sferrati in territorio iraniano.
Pioggia di missili sul Golfo e basi statunitensi nel mirino
La controffensiva iraniana non si è limitata alle acque territoriali, ma si è estesa rapidamente a gran parte della penisola arabica con un massiccio attacco coordinato di droni e vettori balistici che ha fatto scattare lo stato d’allerta in diversi Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati centrati da un pesante attacco missilistico, mentre in Bahrein sono entrate in funzione le sirene antiaeree per allertare la popolazione e forti esplosioni sono state avvertite a Doha, la capitale del Qatar.
Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato le azioni ostili contro “una seconda imbarcazione che violava le normative nello Stretto”, in un comunicato diffuso in rete dalla televisione di Stato e dall’agenzia di stampa Irna. I pasdaran hanno inoltre dichiarato di aver sferrato un attacco missilistico contro una base logistica statunitense situata in territorio qatariota.
L’allarme ha lambito anche i confini del Kuwait, dove i sistemi di difesa aerea si sono attivati per neutralizzare le minacce in volo. “Lo Stato Maggiore dell’Esercito precisa che eventuali rumori di esplosione uditi sono il risultato dell’intervento dei sistemi di difesa aerea volti a intercettare attacchi ostili”, hanno affermato le forze armate kuwaitiane in una nota ufficiale pubblicata sui canali social per rassicurare la cittadinanza.
Le minacce all’Occidente e la lista nera del regime
A livello politico, la tensione internazionale sale ulteriormente per le minacce dirette all’Occidente. La guida suprema Mojtaba Khamenei ha giurato vendetta per la morte del padre, innescando una violenta campagna di propaganda da parte dei media di regime.
Il quotidiano Hamshari ha inserito la premier italiana Giorgia Meloni nella lista dei responsabili della crisi, pubblicando una foto della Presidente del Consiglio in tenuta arancione da prigioniera, affiancata alle immagini del presidente statunitense Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi ritratti con un bersaglio rosso sulla fronte.



